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di Tommaso Montesano

Libero, 24 marzo 2025

Nordio: reintrodurre il divieto di tenere comportamenti non imparziali. E l’Anm protesta: “Stupore e amarezza”. Il governo pensa a una stretta sugli illeciti disciplinari dei magistrati. In particolare, in sede di attuazione della riforma costituzionale attualmente in discussione al Senato, il Guardasigilli, Carlo Nordio, punta a reintrodurre nell’ordinamento giudiziario, tra i doveri del magistrato, il divieto di “tenere comportamenti, ancorché legittimi, che compromettano la credibilità personale, il prestigio e il decoro” sia della singola toga, sia dell’intera istituzione giudiziaria. Una prescrizione abrogata nel 2006 che adesso il ministro della Giustizia, sulla scorta delle ultime esternazioni “politiche” dei magistrati, è determinato a rispolverare allo scopo “di assicurare e tutelare, nel quadro degli equilibri costituzionali, improntati alla divisione dei poteri, il prestigio dell’intero ordine giudiziario”.

La mossa di Nordio è stata anticipata nella risposta che il ministro della Giustizia ha dato a una delle tante interrogazioni che sul tema dell’indipendenza e dell’imparzialità dei magistrati ha presentato in Senato il capogruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri. “Le legittime opinioni del magistrato, anche su temi politicamente sensibili, non devono essere espresse in modo tale da dubitare della sua indipendenza e imparzialità nell’adempimento dei compiti a lui assegnati”, mette nero su bianco Nordio. Si conosce già l’obiezione: a via Arenula vogliono tappare la bocca alle toghe. Niente di tutto questo, spiega il ministro della Giustizia. Si tratta semplicemente di contemperare “i diritti di libertà di manifestazione e di partecipazione politica” con i doveri - “pure essi costituzionali” - “di imparzialità della magistratura e di leale collaborazione tra le istituzioni”.

Tenendo presente che alla toga non basta “essere” imparziale, ma deve anche “apparire” tale. E questo significa, ricorda Nordio, mantenere “sobrietà, irreprensibilità e riservatezza dei comportamenti individuali, così da evitare il rischio di apparire condizionabili o di parte”. Le risposte del Guardasigilli sono in calce a una serie di interrogazioni nelle quali Gasparri ha denunciato i comportamenti di alcuni magistrati. Solo per fare qualche esempio: le posizioni pubbliche assunte, in materia di immigrazione, da Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica e giudice del tribunale di Roma; la mail anti-governativa del sostituto procuratore della corte di Cassazione, Marco Patarnello; le prese di posizione, come “un vero e proprio partito politico”, dell’allora presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, che “su ogni argomento organizza assemblee politico-partitiche”.

Comportamenti che non sono sfuggiti a Nordio, che non a caso bolla come “assai inopportune le partecipazioni dei magistrati a convegni in sedi di partito”, così come la decisione di proclamare lo sciopero - era i127 febbraio scorso - “contro il disegno di legge costituzionale che riforma la magistratura”. Da qui l’annuncio di “porre mano alla disciplina sugli illeciti disciplinari”, con l’obiettivo di “introdurre dei correttivi in grado di assicurare che coloro ai quali è attribuito il potere di assumere decisioni giudiziarie capaci di produrre effetti dirompenti nella vita di qualsiasi cittadino offrano garanzia di imparzialità non soltanto nella decisione, ma anche nei loro comportamenti”. E lo strumento sarà la riforma ora all’esame del Parlamento, visto che affida “alla legge ordinaria il compito di determinare gli illeciti disciplinari” delle toghe.

Soddisfatto Gasparri: “Sono grato al ministro e sono pronto, in Parlamento, a fare la mia parte. Le sentenze non si emettono con le proprie opinioni, ma con i fatti. C’è la volontà politica di rivedere l’impianto disciplinare dei magistrati. Occorre trovare un punto di equilibrio tra la libertà di pensiero e il dovere di imparzialità. Il magistrato deve avere dei limiti, un po’ come i Carabinieri. Chi indossa la toga non può dire ciò che vuole”.

Naturale che all’Anm sia già scattato l’allarme. Il presidente del “sindacato” dei magistrati, Cesare Parodi, confessa tutta la sua inquietudine: “Apprendo con stupore e amarezza che il governo avrebbe intenzione di introdurre un illecito disciplinare delineato con una formula estremamente indeterminata”. Non bastavano la separazione delle carriere e la riforma del Csm, adesso ci si mette anche la riforma degli illeciti disciplinari. “Se confermata, questa scelta troverebbe certamente contrari tutti i gruppi della magistratura associata. L’Associazione saprà farsi interprete delle esigenze e delle sensibilità dei colleghi su questo tema”. Un’altra dichiarazione di guerra.