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di Eleonora Camilli

La Stampa, 22 agosto 2024

Il ministro dell’Interno: “Discussione da affrontare, no a valutazione ideologiche. Il nostro Paese è al primo posto in termini assoluti per concessioni di nazionalità”. “Non è una priorità, non è nell’agenda di governo. Legge che funziona non si cambia”. Matteo Salvini è perentorio e chiude ancora una volta a qualsiasi ipotesi di riforma della legge sulla cittadinanza. Lo fa dal palco del meeting di Rimini rispondendo a distanza all’altro vicepremier, Antonio Tajani, che in un’intervista a Repubblica aveva invece parlato della necessità di adattarsi al cambiamento. E in un’Italia che cambia, gli italiani sono sempre più a favore dello “ius scholae”.

Eppure il tema continua a tracciare delle crepe nell’alleanza di governo, tra Lega e Forza Italia le posizioni non potrebbero essere più distanti. Il Carroccio fa quadrato intorno alle posizioni del leader. Rossano Sasso, rispolverando una vecchia intervista del Cavaliere, rinfaccia agli alleati la posizione del fondatore: “Non si può dare la cittadinanza italiana solo per il fatto di aver frequentato la scuola. Parole sagge, quelle dette dal presidente Berlusconi qualche anno fa, che condivido - sottolinea il deputato leghista, che poi si chiede: “Cosa accadrebbe ai genitori dei minori stranieri, neo-cittadini grazie allo ius scholae? Si estenderebbe la cittadinanza anche a loro, non potendo giustamente separare genitori e figli? Con lo ius scholae i trafficanti di esseri umani punterebbero da tutto il mondo verso le nostre coste”.

Parole che non tengono conto dei paletti previsti da tutte le ipotesi di riforma della legge 91 del 1992 ma che chiariscono una posizione di chiusura netta. Più conciliante invece quella espressa da Raffaele Speranzon, vice gruppo di Fratelli d’Italia in Senato: “Noi non abbiamo un approccio dogmatico, ma entreremo nel merito quando e qualora ci sarà una proposta di legge scritta, per valutarla nel dettaglio” dice. E parla di “ragionamento condivisibile” quello fatto da Tajani anche se “non essendo stata prevista nel contratto di governo e nelle proposte fatte agli elettori, un’eventuale riforma della cittadinanza non si può discutere alla cieca”.

A simulare un’apertura è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, anche lui ospite di Comunione e liberazione. “Se la discussione sulla cittadinanza serve ad aggiornare il panorama delle valutazioni che un paese come il nostro deve fare sui processi di integrazione, va benissimo - dice -. Io però credo che vada fatta scevra da condizionamenti ideali o addirittura ideologici”. Il ministro, sottolineando che è lecito “porsi il problema di come rendiamo i migranti nostri cittadini”, ricorda però che l’Italia è tra i paesi europei che concedono più cittadinanze ogni anno. E, pur più soft di Salvini, precisa che nel nostro ordinamento c’è già “uno spunto di ius soli” perché “i 18 anni trascorsi in Italia e una frequenza della scuola proficua sono già valutati. Dovremo invece ragionare sul fabbisogno di manodopera”. A scanso equivoci, insomma: l’Italia fa già il suo.

Intanto, mentre nella maggioranza il dibattito si fa sempre più acceso, dall’opposizione si pensa a proposte più concrete. +Europa è pronta a depositare il quesito referendario per abrogare alcune parti della legge attualmente in vigore e rendere così le procedure per l’acquisizione della cittadinanza più snelle. Il testo definitivo dovrebbe essere ultimato nelle prossime settimane per iniziare la raccolta firme sulla piattaforma digitale a settembre. “Il nostro obiettivo è di rimuovere alcuni degli ostacoli oggi presenti e allineare la normativa a quella della maggior parte dei paesi europei” spiega il segretario Riccardo Magi. Tra le proposte del quesito quella di portare da 10 a 5 gli anni di soggiorno regolare previsti sul territorio italiano per richiedere la cittadinanza. “Questo avrebbe un effetto importante e immediato su un’ampia platea di persone che vivono regolarmente nel nostro paese, che qui hanno una famiglia, lavorano e pagano le tasse”. +Europa sta lavorando per allargare la proposta anche agli altri partiti dell’opposizione con cui il confronto è già aperto. “Non faremo mancare il nostro appoggio neanche a Forza Italia se si decide per lo ius scholae, ma solo se la riforma non sarà piena di paletti e criteri punitivi”. Anche secondo Angelo Bonelli di Avs ora i forzisti devono aprire un “dialogo costruttivo e condiviso per realizzare lo ius scholae, un passo avanti necessario per il progresso culturale del Paese”.