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di Federico Capurso ed Elisa Forte

La Stampa, 18 ottobre 2025

L’emendamento contestato sarà rivisto: “Ma no a teorie gender”. Il ministro Nordio insiste: “Spetta alle famiglie”. L’opposizione: così si torna al Medioevo. Medici, psicologi, associazioni, sindacati, al fianco delle opposizioni, protestano contro l’emendamento della Lega al Ddl Valditara che, di fatto, introduce uno stop ai corsi di educazione sessuale nelle scuole medie, mentre nelle scuole superiori impone il consenso delle famiglie per far partecipare lo studente a queste attività.

“Una vergogna”, tuona la segretaria del Pd Elly Schlein. E così ora, nel pieno di polemiche alimentate anche dall’ennesimo caso di femminicidio, il centrodestra corre ai ripari: quando il provvedimento verrà discusso in Aula, alla Camera, verrà modificato il testo specificando che dalla scuola dell’infanzia fino alle scuole medie “verranno solo vietati quei tentativi di indottrinamento delle teorie gender”, fa sapere una fonte dalla maggioranza. E le lezioni, anche al liceo, “dovranno essere tenute da personalità scientificamente qualificate”.

L’obiettivo è dunque riportare il provvedimento all’interno del più contenuto recinto della battaglia ideologica contro la “fluidità di genere”: così la destra conservatrice definisce quella spinta a riconoscere l’esistenza di generi sessuali che vadano oltre la divisione binaria “o uomo o donna”. La norma sarà “un argine”, dice infatti il deputato leghista Rossano Sasso, “alla deriva progressista dell’ideologia gender nelle scuole”. Mentre la maggioranza, in accordo con il governo, lavora a questa via d’uscita, il ministro della Giustizia Carlo Nordio provoca però un ulteriore scossone: “L’educazione sessuale è compito delle famiglie”, dice davanti alle telecamere di Sky. È lì, sostiene, che l’educazione “si dà con l’esempio del rispetto verso l’altro”.

Le opposizioni, di scatto, reagiscono: “Pura banalità conservatrice”, attacca Irene Manzi, la responsabile Scuola del Pd. Piuttosto, nota, “il ministro dovrebbe essere promotore di iniziative preventive di contrasto alla violenza”. Anche dal Movimento 5 stelle arriva una sferzata violenta contro la “mentalità retrograda” del Guardasigilli e provocatoriamente si chiede a Nordio se sia il caso di lasciare che “i ragazzi seguano l’esempio che hanno davanti anche se sono in famiglie dove c’è violenza domestica”.

Rispetto alle limitazioni che impone l’emendamento della Lega, Schlein lancia quindi una controproposta: “Lezioni di educazione sessuale e affettiva obbligatorie in tutti i cicli scolastici”. Al momento, infatti, l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non prevedere l’obbligatorietà per questo genere di corsi educativi nelle scuole.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha invece preferito, dallo scorso anno, che di sessualità, rispetto della persona e contrasto alla violenza di genere si parlasse all’interno delle materie di “scienze” e “educazione civica”, in maniera graduale, già a partire dalla scuola dell’infanzia. Questo provvedimento, però, per i Dem è un passo indietro. E i componenti del Pd in Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio chiedono alla presidente della Commissione Martina Semenzato di avere un’audizione urgente con Valditara e la ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, perché soprattutto l’emendamento della Lega, se non venisse modificato, diventerebbe a loro giudizio “un gravissimo ostacolo ai percorsi educativi, che rappresentano il principale strumento di contrasto al fenomeno della violenza contro le donne e ai femminicidi”.

Nel dibattito intervengono anche gli Ordini degli psicologi di Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia e Veneto: “Limitare o escludere la possibilità di promuovere nelle scuole, da parte dei professionisti della salute, attività educative su questi temi significa privare bambini e adolescenti di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita”. E con la stessa preoccupazione, la Federazione nazionale delle ostetriche nota come l’educazione sessuale e affettiva rappresenti “un intervento di salute pubblica di efficacia comprovata, un percorso di crescita che mette il rispetto per la persona al centro dello sviluppo evolutivo”.