di Teresa Cioffi
Corriere di Torino, 13 marzo 2026
“Dal Volturno al Tevere al Nilo” è il racconto di una caduta improvvisa e di una resistenza interiore che diventa testimonianza. Il libro, sottotitolato “Storia umana e di malagiustizia” e firmato da Carmine Antropoli, verrà presentato sabato (ore 16.30) al Circolo dei lettori di Torino. Le pagine sono state scritte dal dottor Antropoli, primario chirurgo dell’ospedale Cardarelli ed ex sindaco di Capua dal 2006 al 2016, dal carcere. L’arresto è arrivato tre anni dopo la fine del suo mandato amministrativo, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. “Alle 4.30 del mattino si presentano i carabinieri con un mandato di cattura. Per me un incubo, il mondo mi cade addosso”. Passerà quattro mesi in carcere in custodia cautelare, prima di ottenere i domiciliari e affrontare un lungo processo che si concluderà solo anni dopo. La vicenda giudiziaria terminerà infatti con l’assoluzione, perché il fatto non sussiste.
La sua permanenza in carcere però si è tradotta in un libro, nato dagli appunti che Carmine Antropoli scriveva in cella quasi per necessità, giorno dopo giorno: “Scrivere è diventata la mia terapia”. Il diario diventa così un racconto diretto e personale, pagine dove l’autore annota pensieri, paure e piccoli episodi della quotidianità carceraria. E poi c’è l’impatto con la realtà del carcere: le celle sovraffollate, il freddo dovuto ai termosifoni guasti, l’acqua calda che spesso manca, le giornate che scorrono lente tra il passeggio nel cortile e le lunghe ore in cella. “Il tempo non passa mai - scrive il medico -. Quando chiudo gli occhi penso ai miei figli e alla mia famiglia. Sono immagini che pesano come macigni”. Accanto alla sofferenza personale emergono anche i volti e le storie degli altri detenuti. In carcere Carmine Antropoli ha incontrato mafiosi in regime di alta sicurezza, ma anche detenuti comuni con alle spalle vicende molto diverse. Alcuni rapporti sono diventati veri legami. Come quello con il compagno di cella che lo accoglie e lo aiuta nei primi momenti, o Nelson, un giovane detenuto straniero che il dottor Antropoli ha aiutato mettendo a disposizione il proprio avvocato.
Durante la detenzione, pur non potendo esercitare ufficialmente la professione, il chirurgo ha continuato anche a mettere a disposizione le proprie competenze mediche, offrendo consigli ai compagni di detenzione. E nel microcosmo della struttura sono nate forme di solidarietà: “All’interno del carcere esiste un aiuto reciproco importante. Anche il passaggio di un po’ di sale o di olio da una cella all’altra diventa un valore”. Il diario si presenta come una testimonianza ma anche come una denuncia delle criticità del sistema carcerario e, più in generale, delle distorsioni della giustizia. Antropoli riflette sul ricorso alla custodia cautelare e sui tempi lunghi dei processi. Tra ricordi familiari, momenti di sconforto e riflessioni sulla fede, Dal Volturno al Tevere al Nilo è il racconto di un’esperienza che ha segnato profondamente la vita dell’autore ed è anche un appello a interrogarsi su un sistema che, secondo Antropoli, può danneggiare fortemente anche chi è innocente.










