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di Barbara Piccininni e Massimo Prearo

Il Manifesto, 21 marzo 2025

Le “Nuove indicazioni” nazionali per il primo ciclo di istruzione del ministro Valditara stanno facendo discutere molto. Un passaggio decisamente preoccupante è quello relativo alla necessità di rifondare i rapporti tra scuola e famiglia che sembra di fatto un preludio all’istituzione del cosiddetto consenso informato previsto dai progetti di legge presentati da due esponenti della maggioranza. Il 19 febbraio 2025 a Roma, l’associazione ProVita & Famiglia ha convocato una conferenza stampa per lanciare un ultimatum alla maggioranza sul tema della “libertà educativa” delle famiglie. Sorprendente, considerato che dall’arrivo di Meloni al governo le dichiarazioni pubbliche di questi attivisti pro-life e anti-gender tendono generalmente ad applaudire tutta una serie di iniziative contro quello “sbaglio della mente umana” - così si esprimeva papa Francesco - che sarebbe la cosiddetta “ideologia gender”.

Detto fatto. Appena una settimana dopo il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Alessandro Amorese, e poi il deputato leghista Rossano Sasso, hanno annunciato di aver depositato una proposta di legge per introdurre “il requisito del consenso informato per la partecipazione dello studente minorenne ad attività scolastiche vertenti su materie di natura sessuale, affettiva o etica”. Queste proposte di legge si collocano nella continuità della “mozione anti-gender” voluta e fatta approvare dalla commissione Cultura dallo stesso Sasso, fiero paladino della lotta contro l’ideologia gender. Per chi segue l’evoluzione della nuova reazione cattolica e ultraconservatrice - che va dal Family Day al governo Meloni - è chiaro che questo tiro incrociato è il risultato di una continua stigmatizzazione delle minoranze di genere e sessuali. L’idea di fondo è che la visibilità pubblica (e quindi anche a scuola) delle persone Lgbtqia+, del loro universo esistenziale e delle loro diversità - che nulla hanno a che vedere con gli stereotipi triviali gridati quotidianamente da questi detrattori - sarebbe un pericolo per i bambini. Putin prima e Orbán a seguire, d’altronde, con le loro “leggi anti-Lgbt” avevano già aperto la strada che Trump ha non solo imboccato, ma addirittura esteso.

Questa specie di “obiezione di coscienza” scolastica che la proposta di legge chiesta dai movimenti anti-scelta traduce nell’idea di un consenso informato preventivo si fonda sulla convinzione secondo cui la libertà di insegnamento “non è arbitrio” e “deve confrontarsi con la libertà di scelta dei genitori”, unici “titolari dell’istruzione dei propri figli”, i quali possono esercitare anche il diritto all’esonero “attraverso lo strumento del consenso informato preventivo”, così dicono. Alla base, c’è una visione conflittuale del rapporto genitori-scuola, in cui quest’ultima viene derubricata a servizio subordinato alla famiglia, ma soprattutto luogo ostile di “indottrinamento” abitato da docenti “sinistri” e pericolosi. Il consenso informato diventa dunque un’arma di difesa preventiva delle famiglie.

Ma non si tratta solo di temi legati all’educazione sessuale e alle questioni Lgbtqia+. Lo spauracchio del “gender” è solo un aspetto di una strategia di contenimento del pensiero critico. Disattivare l’immaginazione per impedire che mondi e vite diversi diventino desiderabili, pensabili e praticabili. Così, tra gli argomenti tabù, ci sono anche gli obiettivi dell’Agenda 2030, il contrasto agli abusi sui minori, alle violenze contro le donne e al femminicidio, l’educazione alla cittadinanza, ecc.

Questo consenso informato preventivo, spacciato per una misura di “buon senso”, mira in realtà a mettere in difficoltà il personale docente e le scuole stesse. In questo modo si subordina lo svolgimento di lezioni o progetti in orario scolastico all’unanimità del consenso delle famiglie perché le carenze strutturali di organico non permetteranno alle scuole di garantire attività à la carte in quelle ore, come richiesto dai difensori della famiglia tradizionale. Quindi si finirà per condizionare la stessa pianificazione dell’offerta formativa, dove a prevalere sarà la logica di prevenzione dei problemi a discapito della ricchezza e della complessità.

In discussione e in pericolo c’è la scuola pubblica, c’è il modello di società cui aspiriamo. Tutto questo dovrebbe allarmarci e portarci a costruire un’alleanza larga e plurale con e a partire dai genitori che, nella stragrande maggioranza, non sono certo rappresentati da ProVita & Famiglia e chiedono invece che l’educazione rimanga pubblica e democratica.