di Liana Milella
La Repubblica, 1 gennaio 2024
Dei cinque consiglieri, due vengono dal Veneto, la terra del Guardasigilli. C’è un tributarista, materia che la formazione non tratta, ma nessun penalista. Paladini ha fatto parte come Mantovano del centro studi Livatino. “Ispirato” dal suo Veneto - vive a Treviso, ha lavorato a Venezia - il Guardasigilli Carlo Nordio batte il Csm sulla scelta dei consiglieri per il vertice della Scuola della magistratura, potente struttura con tre sedi - Scandicci (Firenze), Napoli e Roma - che cura la formazione dei magistrati con dozzine di corsi organizzati ogni anno che coinvolgono, anche a pagamento, una pletora di docenti. Mentre il Csm, clamorosamente in ritardo, è impastoiato dai legacci delle correnti, come ha denunciato a Repubblica il consigliere “indipendente” (nel senso che ha corso da solo, senza sponsorizzazioni alle spalle) Andrea Mirenda.
Nordio ha scelto nei termini della fine dell’anno i suoi cinque nomi. Nessuno di questi riscuote un’alta risonanza mediatica. Tra di loro non c’è, come correva voce, l’ex giudice della Consulta Nicolò Zanon, e nessuno sembra avere la caratura per aspirare alla presidenza della Scuola. Che finora è stata di tre ex presidenti della Consulta, Valerio Onida, Gaetano Silvestri e Giorgio Lattanzi, quest’ultimo tuttora in carica, proprio per garantire il massimo rilievo alla Scuola. Dalla scelta di Nordio potrebbe indirettamente arrivare una sorta di via libera alla presidenza di Silvana Sciarra, la giuslavorista che è stata al vertice della Corte costituzionale fino all’11 novembre. Ma su di lei al Csm ci sono rumors avversi dei sette laici del centrodestra, visto che venne eletta su indicazione dei Pd. I dodici consiglieri in carica alla Scuola scadono il 30 gennaio. Se il Csm non sceglie subito i suoi sette nomi si dovrà andare a una proroga.
Ecco in proposito la reazione del consigliere Mirenda: “Il ministro ci ha dato una lezione di stile con la rapidità delle sue scelte; il consiglio, invece, sta facendo una figura barbina, avallando il più che ragionevole sospetto di grandi manovre sotterranee di cui ho già detto”.
Ma eccoci a una radiografia dei cinque nomi indicati da Nordio. E già a una lettura rapida risulta evidente che il Guardasigilli non ha mandato alla Scuola neppure un giurista specializzato in diritto penale. A questo punto sarà in difficoltà il Csm, che deve eleggere sei magistrati (e qui c’è la “guerra” delle correnti) e un professore. E Sciarra è specializzata in diritto del lavoro, materia che proprio a Firenze ha insegnato per una vita, lei che era allieva di Gino Giugni.
Nordio doveva scegliere un magistrato, due professori e due avvocati. La giudice è Ines Maria Luisa Marini, toga in pensione che ha terminato la carriera come presidente della Corte d’Appello di Venezia, proprio là dove Nordio era procuratore aggiunto. Sposata con un giornalista, i colleghi ne segnalano le “simpatie” per Magistratura indipendente, giusto la corrente delle toghe per cui ha “simpatie” anche il Guardasigilli Nordio.
E il Veneto è da sempre nel cuore del ministro della Giustizia, che ogni settimana torna nella sua elegante casa di Treviso. E proprio da Treviso arriva uno dei due avvocati selezionati dal ministro, Federico Vianelli, attivo nel foro della sua città, che non manca di scagliarsi contro il “populismo penale”. L’altro avvocato si chiama Pier Lorenzo Parenti, classe 1973, e arriva da Firenze, dove ha studiato e si è laureato - come recita il suo curriculum - con 104 su 110.
E siamo ai due professori. Nordio sceglie Mauro Paladini, ordinario di diritto privato all’università di Milano-Bicocca, e Stefano Dorigo, che a Firenze risulta essere professore “associato” di diritto tributario presso il locale ateneo. La benemerenza del primo dovrebbe essere soprattutto innanzitutto di essere nato a Lecce, la città che ha dato i natali anche al sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, e soprattutto di far parte del Centro Livatino, proprio quello che Mantovano stesso non manca mai di citare in memoria del magistrato ucciso dalla mafia che è il suo idolo.
E veniamo al secondo nome, quello di Dorigo. Innanzitutto parliamo di un professore “associato”, e non di un docente ordinario titolare di una cattedra. Peraltro Dorigo insegna diritto tributario, una materia del tutto marginale nella formazione dei magistrati ordinari. Tant’è che l’ex ministro Alfonso Bonafede, quattro anni fa, non solo aveva indicato l’attuale presidente Lattanzi, notissimo penalista, protagonista di sentenze storiche della prima sezione penale della Cassazione, nonché autore della rivista altrettanto nota Cassazione penale, ma aveva anche scelto Claudio Consolo, un processual civilista, e un penalista come Gian Luigi Gatta, docente alla Statale di Milano. Ma quello che colpisce di più nel curriculum di Dorigo è un suo “incidente” che lo ha visto protagonista di un’indagine a Firenze per contrasti nell’assegnazione degli incarichi universitari, inchiesta poi trasferita a Venezia (già, sempre Venezia) e lì chiusa con un’archiviazione.
In ogni caso i cinque nomi indicati da Nordio rivelano proprio la mancanza di un esperto di diritto penale, la materia principale per i magistrati ordinari. A questo punto il Csm si dovrà porsi questo problema nella scelta del suo professore. A parte la candidatura di Sciarra, resta quella del professor Marco Pellissero che insegna diritto penale a Torino e attualmente è il presidente dei professori di diritto penale italiani. Ma il Csm ha un solo posto, per il quale peraltro concorrono ben sessanta professori.









