di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 1 settembre 2025
Ritardi e sciatteria: gli istituti non rispettano l’obbligo di dotarsi delle credenziali minime. I dati di due rapporti. Anche ieri due scosse. Entrambe 3.3 della scala Richter. Nella scia di altre migliaia, negli ultimi anni. Tutto “normale”, forse, per chi sa cosa sono i Campi Flegrei. Meno per chi ha letto lo sconcertante dossier di Tuttoscuola sulla sciatteria con cui gli edifici scolastici rispondono all’obbligo di dotarsi di cinque credenziali sulla sicurezza sismica e idrogeologica. Spiega dunque quel rapporto, elaborato sui dati 2023/2024 forniti dal governo il 14 luglio scorso, che nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida, classificati “zona 2” cioè a rischio di “possibili forti terremoti” ci sono complessivamente 160 scuole delle quali 46 dell’infanzia e 50 della primaria, ospitate in 85 edifici scolastici.
E di questi solo 31, cioè poco più di un terzo, dispongono di un certificato di collaudo statico. Vale a dire un documento tecnico ufficiale che attesti la sicurezza e la stabilità strutturale di un’opera edilizia. E non diversamente va nella non meno esposta area vesuviana: 130 edifici registrati (per 279 scuole) dei quali in regola col collaudo statico 40.
Un quadro allarmante e inaccettabile. Che al di là delle precisazioni del ministero che si è precipitato a dire che i dati del dossier sarebbero datati perché di sei settimane fa, è confermato dal parallelo Rapporto sicurezza, qualità, accessibilità in asili nido, scuole, università di Cittadinanza Attiva in uscita fra pochi giorni con gli aggiornamenti per il 2024/2025 di un monitoraggio che va avanti da ventitré anni. E ha infastidito via via governi di destra e di sinistra, di sinistra e di destra.
Dove si legge, oltre alla denuncia del ““congelamento” dell’Osservatorio nazionale dell’edilizia scolastica che non si riunisce da più di due anni”, che in tutta Italia i crolli di intonaci nell’ultimo anno sono stati 69 “come lo scorso anno” (totale 138), che c’è “l’urgenza di proseguire a tappeto con le indagini diagnostiche di soffitti e solai”, che solo il 37,2% delle scuole è in possesso del certificato di “agibilità” e che questa quota già bassa precipita nelle isole e nel Lazio a un umiliante 12,3%. In linea coi numeri della rivista scolastica di Vinciguerra.
E non si tratta, come spiegavamo su corriere.it, del disbrigo di noiosi moduli burocratici: si tratta di sicurezza. Di salute pubblica. Di rischi sulla pelle di bimbi e adolescenti, maestre e professori, bidelli e segretarie in un Paese che ha il primato assoluto europeo delle frane (636.430) e ha registrato sul solo Appennino, nell’ultimo secolo, 37 terremoti superiori a 5.5 gradi della scala Richter. Un paese ad alto rischio governato troppo spesso in modo spensierato. Basti ricordare che quattro scuole su dieci si trovano in zona a media o elevata sismicità eppure sono state tirate su nell’85% dei casi senza criteri antisismici nonostante i primi ammonimenti di Pirro Ligorio risalgano al 1570. O che una su cinque (il 21,4%) “si trova in zona a rischio idrogeologico”.
È mai possibile che in una realtà come questa, che ci viene sbattuta in faccia ogni volta che c’è una nuova sberla “della natura” (“La natura non è buona o cattiva: se ne infischia di noi. Inutile chiamarla in causa”, spiegò anni fa Renzo Piano stufo di certi discorsi) un edificio scolastico su nove dove studiano o lavorano 700 mila italiani sia del tutto privo delle obbligatorie credenziali sulla sicurezza e che addirittura nove su dieci non rispettino le norme fissate dalla legge?
E questo a fronte di un patrimonio scolastico in cui, spiega ancora cittadinanza attiva, 4.128 edifici hanno più di un secolo di vita e nel 4,3% dei casi espone ancora 356.900 studenti all’amianto non ancora del tutto rimosso 48 anni dopo la messa al bando dell’International Agency Research Cancer e 33 anni dopo la legge italiana del 1992? Possibile che “solo il 33,8% delle scuole”, come scrive Tuttoscuola, disponga “del certificato di prevenzione incendi”?
O che in Abruzzo”, terra di storici terremoti antichi e recenti ad Avezzano o L’Aquila, “solo il 10,8%” degli istituti risulti dotato del “progetto antisismico” cioè “la carta d’identità strutturale di un edificio costruito in zona sismica” che “serve a dimostrare che la scuola sarà in grado di resistere a un terremoto secondo le normative vigenti”? Certo, i ritardi sono stati accumulati per decenni e sarebbe indecoroso scaricare tutto su Giuseppe Valditara e il governo attuale. Ma sono domande che, quasi trent’anni dopo la legge del gennaio 1996 che finalmente avviò l’anagrafe dell’edilizia scolastica attesa da decenni, meritano una risposta.











