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di Bernardo Basilici Menini

La Stampa, 4 aprile 2022

L’istruzione anticipa lo Ius Soli: in Piemonte sono 95 mila gli iscritti nelle scuole di famiglie non italiane: “Sono italiani per tutti, ma per le istituzioni devono aspettare i 18 anni”.

Più della metà degli studenti e delle studentesse di origine straniera che studiano nelle scuole piemontesi sono nati e cresciuti in Italia. Ecco la fotografia di una popolazione scolastica che, anno dopo anno, è sempre più numerosa nelle classi. Persone uguali a quelle che siedono nel banco a fianco, nate nella stessa città, che giocano e studiano insieme da quando hanno memoria. Eppure per la legge sono diverse.

I numeri dell’Ufficio Scolastico Regionale raccontano questa storia. In Piemonte, nell’anno scolastico 2021/2022, cioè quello in corso, ci sono 95 mila iscritti di origine straniera. Di questi almeno 56 mila (il 59%) sono nati in Italia, gli altri sono arrivati nel nostro Paese dopo. Percentuale praticamente identica a Torino: nelle aule, 28 mila persone su 47 mila senza cittadinanza sono nate qui. Le cifre peraltro parlano di un trend in crescita. Se, infatti, i giovani italiani (o meglio: i figli di coppie italiane) sono sempre meno, i figli di coppie straniere sono in aumento: nell’anno scolastico precedente erano 90 mila di cui 45 mila a Torino.

Che incidenza hanno sul totale della popolazione scolastica? Per capirlo bisogna disaggregare i dati e tenere da una parte l’istruzione per adulti, che segue dinamiche proprie e in Piemonte conta 17 mila iscritti stranieri, e le scuole paritarie, con 4,600 non italiani. In tutti gli altri ordini, gradi e tipologie sono iscritte 497 mila persone. Di queste, 73 mila non hanno la cittadinanza italiana, il 14,7%. Percentuale in crescita rispetto al 14% dell’anno prima, quando gli studenti totali erano di più (503 mila) e quelli stranieri meno, circa 70,600. I gradi nel quali l’incidenza è più alta sono quelli più bassi, cioè materne ed elementari, rispettivamente al 19 e 17 per cento, mentre alle medie e alle superiori sono del 15 e 10 percento.

Insomma, a seconda delle scuole, almeno uno studente straniero su dieci è seduto ai banchi, e talvolta si arriva fino a uno studente su cinque. La maggior parte di questi sono italiani di fatto, ma non di diritto. E per ottenere la cittadinanza italiana dovranno aspettare di avere 18 anni, dimostrare poi di risiedere senza interruzione (niente anni di studio all’estero, quindi) in Italia, presentare una apposita dichiarazione allo Stato Civile del proprio Comune e a quel punto - se avranno tutti i documenti e i loro genitori saranno in regola - pagare 250 euro e aspettare almeno altri quattro mesi prima che arrivi la lettera con la quale gli viene riconosciuta la cittadinanza.

“Questa è la dimostrazione che lo Ius Soli è già tra di noi e che la politica non recepisce una situazione che esiste di fatto. Facciamo vivere come migranti una fretta di nostri concittadini: italiani per tutti, tranne che per le istituzioni” commenta Giorgio Airaudo, segretario regionale della Cgil, sindacato che pochi giorni fa ha organizzato un convegno sul tema. Ultimo dato: da dove vengono questi ragazzi? Il primo Paese di provenienza è la Romania, con oltre 19 mila persone. Seguono il Marocco con 14 mila, Albania (10 mila), Cina (3 mila), Egitto (2,600) e Nigeria (2,400).

Interessante il caso dell’Ucraina, che nel 2020/21 aveva cifre così basse che nei numeri dell’Ufficio scolastico regionale finiva nella dicitura “altro”, e che invece quest’anno è al dodicesimo posto per Stato di origine, con mille 129 studenti sul territorio. Non tutti sono arrivati con l’inizio dell’invasione russa, ma si tratta di una popolazione in crescita. Che si unisce a quella dei loro connazionali nati e vissuti in Italia. Ma che per la legge italiana ancora non sono.