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di Michele Gambirasi

Il Manifesto, 24 settembre 2026

La Lega in ansia per i consensi si intesta la norma-bandiera. Per quest’anno riguarderà solo i nuovi ingressi nelle scuole. Il testo sotto la lente del Colle. Previste deroghe per non limitare il diritto allo studio. Alla fine la scelta è stata di tirare dritto: questo pomeriggio in consiglio dei ministri approderà il decreto che disciplina il tetto massimo di studenti stranieri non italofoni nelle classi, insieme al divieto di indossare burqa e niqab e l’obbligatorietà di corsi di italiano per i genitori degli studenti con difficoltà di apprendimento. DOPO GIORNI di tensione, dovuti al discorso tenuto lunedì dal capo dello Stato ad Amatrice e la virulenta replica di Meloni in televisione, l’impuntatura per andare avanti su un decreto è venuta in particolar modo da Valditara. Il timore era legato al non potersi intestare la crociata da parte del Carroccio: dopo lo scippo dell’annuncio ad opera di Meloni sul palco della giovanile di FdI, ripiegare su un disegno di legge sarebbe stata una debacle. A maggior ragione che a quel punto avrebbe avuto scarse probabilità di essere approvato entro la fine della legislatura, e avrebbe ricompreso le proposte di legge contro il “separatismo religioso” già depositate da FdI, oscurando ancora di più la stella leghista.

Valditara ieri ha dato per primo l’annuncio del decreto, nel corso di una conferenza stampa organizzata ad hoc dalla Lega in mattinata. Il ministro si è collegato da New York (dove erano le cinque del mattino): “Sarà un decreto perché occorre intervenire subito. Quest’anno riguarderà i nuovi arrivi, non disarticoleremo le classi”, ha spiegato. Il testo è ancora in fase di limatura, mentre gli uffici del ministero e di palazzo Chigi proseguono le interlocuzioni con il Quirinale. L’escamotage dei “nuovi ingressi”, che saranno non più di qualche decina, è servito all’esecutivo per giustificare la “necessità e urgenza” che prescrive un decreto. Il Colle per parte sua non ha avuto da ridire sul veicolo legislativo, mentre ha continuato a vigilare sui contenuti del testo affinché venissero sempre rispettati i diritti fondamentali, la cosa che più interessava a Mattarella. A partire dal diritto allo studio, sancito all’articolo 34 della Carta. C’è attenzione anche sulla parte di decreto dedicata al divieto di burqa e niqab, che dovrà rispettare quanto sancito da una sentenza del Consiglio di stato del 2008 dove i motivi religiosi sono indicati come “giustificati motivi” che escludono le violazioni del divieto di mascheramento.

Il contenuto del testo sarà ammorbidito. Il criterio sarà “esclusivamente linguistico” (quindi sarà escluso chi ha frequentato la scuola dell’infanzia o un numero sufficiente di anni di scuola) e saranno ammesse delle deroghe. “Dove non sarà materialmente possibile, saranno previste deroghe e un potenziamento dell’insegnamento dell’italiano” ha spiegato ieri Valditara. I fondi stanziati per il potenziamento, a dire il vero, sono pochini: 14 milioni. Le deroghe sono invece essenziali per evitare la dispersione scolastica in quei centri dove la concentrazione di studenti stranieri è particolarmente alta: ai leghisti sarà tornato in mente il caso di Monfalcone, dove la sindaca Anna Maria Cisint (oggi eurodeputata in prima linea contro “l’islamizzazione” dell’Italia e dell’Europa) varò un provvedimento simile mettendo in difficoltà le tante famiglie di lavoratori bangladesi in subappalto nelle commesse di Fincantieri.

Valditara si è messo al riparo dalle parole del Colle, parlando di “tanta strumentalizzazione”. Il provvedimento sarebbe invece destinato “all’inclusione” ha spiegato nel suo intervento in cui ha cercato di tenere i toni il più basso possibili. Peccato stridessero con quelli del resto del suo partito che continuava a parlare di “contrasto all’integralismo islamico” e “zone franche”, rilanciando proposte contro la costruzione di nuove moschee e per restringere l’accesso alla cittadinanza. “Strumentali” sarebbero state anche le polemiche riguardo alle parole del cardinale Zuppi, presidente della Cei. Ieri Avvenire, il quotidiano dei vescovi, ha dedicato un approfondimento alle circolari firmate nell’89 da Mattarella e tirate in ballo dalla premier, sottolineando come erano dedicate all’”educazione interculturale” e alla “promozione dell’esercizio del diritto di studio”. Il segretario generale della Cei, Giuseppe Baturi, ieri ha esternato la “preoccupazione che gli slogan e le radicalizzazioni della campagna elettorale mettano a rischio la coesione sociale”. Non ha portato esempi specifici, ma ha nominato alcuni temi: “Sarebbe bella una convergenza sulla scuola e la lotta alla povertà”.