di Franco Corleone
L’Espresso, 14 giugno 2024
Buoni a nulla, capaci di tutto. Questo aspro giudizio di Marco Pannella si attaglia perfettamente alla gestione del carcere di cui hanno la responsabilità il ministro Carlo Nordio e la sua corte. Il sovraffollamento è fuori controllo, oltre 61.000 detenuti, 10.000 in più della capienza regolamentare, ma il nodo intollerabile è che in molti istituti le presenze sono il doppio dei posti disponibili. I suicidi sono arrivati alla cifra di 39 con la probabilità di toccare un nuovo tragico record a fine anno. Di fronte a questo quadro agghiacciante, il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, invece di sostenere misure immediate per garantire condizioni di vita dignitose e il rispetto dei diritti previsti dall’Ordinamento penitenziario e dalla Costituzione, impone la creazione di un reparto speciale anti-rivolta (in verità anti-protesta).
Dopo il Gom, il reparto destinato alla sorveglianza del 41bis, si creerà il Gio: un gruppo speciale di 275 agenti dislocati a Roma e pronti a raggiungere il luogo dell’operazione sul modello Sassari, dove si realizzò un maxi-pestaggio il 3 aprile del 2000 (allora ero sottosegretario alla Giustizia e denunciai le torture commesse), e gruppi di 25 agenti in ogni Provveditorato regionale. L’aspetto davvero sconcertante è che non vi è una emergenza di violenza nelle carceri, se non quella che si manifesta con atti di autolesionismo da parte dei prigionieri sul proprio corpo e i tanti casi di tortura avvenuti a San Gimignano e a Santa Maria Capua Vetere, a Biella e al “Beccaria”, il minorile di Milano.
Sono in corso processi che rivelano una pesante realtà di violenza ingiustificata subita dai reclusi. Ma c’è di peggio. Il governo ha presentato un disegno di legge Sicurezza alla Camera dei deputati (n. 1660) che conferma una concezione repressiva e autoritaria con misure volte a colpire le fasce più deboli della società, La bulimia di misure di proibizione e punizione alimenta la scelta aberrante di inventare nuovi reati. Ad esempio, viene introdotto il nuovo delitto di rivolta all’interno di un istituto penitenziario che, oltre agli atti di violenza o minaccia o ai tentativi di evasione, punisce con pena base da 2 a 8 anni di reclusione anche gli atti di resistenza passiva all’esecuzione degli ordini impartiti.
L’equiparazione delle proteste violente alla resistenza nonviolenta è davvero assurda. Se un detenuto si rifiuterà, sdraiandosi sul pavimento del corridoio, di rientrare in una cella stipata di otto corpi, con i letti a castello e un solo cesso, rischierà una pena spropositata e l’applicazione dell’articolo 4bis dell’Ordinamento, che preclude l’accesso ai benefici penitenziari. Non si comprende se anche il digiuno sarà oggetto di questo trattamento. In ogni caso è lecito definire questa norma come la misura anti-Gandhi e anti-Pannella.
È la conferma che dio acceca chi vuol perdere! Nello stesso articolo viene introdotta l’aggravante del reato di istigazione a disobbedire alle leggi, se commesso all’interno di un carcere. Infine, le stesse norme sono previste per gli atti compiuti nei Centri di Accoglienza o nei Centri per i Rimpatri (Cpr). Altre norme meritano un’analisi severa, dalla carcerazione di donne in gravidanza o con figli/e di età inferiore a un anno alla persecuzione della canapa light, cioè una sostanza equivalente alla salvia. C’è del metodo in questa follia. L’indignazione non basta.










