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di Maria Brucale

L’Altravoce, 15 agosto 2025

L’indipendenza del Garante nazionale delle persone private della libertà è, ormai chiaramente, sotto attacco. Il rischio è la compromissione definitiva del senso stesso della Istituzione ossia porsi quale sentinella sull’operato della pubblica amministrazione tutta e quale organo di denuncia delle situazioni di violazione dei diritti delle persone a qualunque titolo ristrette, riscontrate visitando, con pieni poteri ispettivi e con accessi a sorpresa. ognuno dei luoghi di detenzione o di limitazione della libertà personale. Il 10 agosto il Garante ha pubblicato un report sui suicidi e sulle morti in carcere manifestando seria preoccupazione e ha evidenziato come la marginalizzazione sociale, la assenza di prospettive future, di occasioni di lavoro, possano tradursi in perdita di speranza.

Il Ministro della giustizia ha bacchettato prontamente l’Istituzione di garanzia. pallottoliere alla mano e con una macabra conta dei morti per suicidio nelle nostre martoriate carceri. Ben dodici in meno del 2022. anno di insediamento del governo Meloni. E allora, di che emergenza parliamo? Pronta la replica del Garante che si è affrettato a raddrizzare il tiro e, pur di non scontentare il Governo, ha smentito placidamente sé stesso: “In linea con quanto rilevato dal Ministero della Giustizia”, scrive il Presidente, Turrini Vita, “al 31 luglio 2025 si registra una diminuzione significativa del numero di suicidi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, 12 in meno”.

Mentre Irma Conti, membro del collegio, si spinge ad affermare che la riduzione dei suicidi lascia profilare un “possibile miglioramento delle condizioni detentive o dell’efficacia delle misure di prevenzione adottate”. A fronte di una situazione sempre più tragica in cui l’orrore delle morti tutte, dei suicidi, dei decessi per cause ancora da accertare. di quelli qualificati “per malattia” (su ognuno dei quali sarebbe doverosa un’indagine che competerebbe proprio al Garante stante la endemica incapacità degli istituti di pena di offrire ai ristretti cure tempestive e adeguate), dei tentativi di suicidio sventati, dei gesti autolesionistici, di un sistema tutto che produce una detenzione inumana e degradante: a fronte dello struggente grido di dolore dei reclusi nelle nostre carceri sempre più oppresse dal sovraffollamento e da condizioni di vita indecenti, in ambienti fatiscenti sempre più chiusi e isolati, del tutto inidonei a offrire un progetto di rieducazione. anche per la carenza di tutto il personale dell’area psicopedagogica: a fronte della situazione di disagio anche degli agenti di Polizia Penitenziaria numericamente insufficienti, costretti sempre più a ruoli assistenziali che non competono loro per gestire una popolazione detenuta sfinita nell’abbandono, il Ministro conta i morti e si compiace.

E il Garante? Pure. Intanto arriva la notizia che un ragazzo, Danilo Rihai, di soli diciassette anni, un minore non accompagnato di origine tunisina, ha tentato il suicidio in carcere impiccandosi con un paio di jeans come cappio appena dopo il suo arresto ed è morto in ospedale dopo tre giorni di agonia. Manca il respiro. Ogni parola è un colpo al cuore. Come può allora proprio il Garante avallare una simile presa di posizione e prestarsi a rivedere perfino le proprie dichiarazioni per non scontentare un governo amico?

Come fa ad accodarsi al Ministro nella gelida conta di numeri che toglie sostanza allo struggimento per ogni vita spenta. per ogni caduta nella disperazione? Alle tante domande e allo sconforto che procurano segue una intervista rilasciata dal Prof. Serio. componente del Collegio del Garante, al Manifesto e pubblicata il 13 agosto che rende chiara la fondatezza del

convincimento che l’Istituzione di garanzia si sia spogliata delle sue funzioni e desta altre, pur serie, preoccupazioni: “Ho scritto una lettera al presidente, Riccardo Turrini Vita, per chiedere chiarimenti sulla rettifica inviata, a mia insaputa, a nome dell’intero Collegio che. oltre ad allinearsi prontamente alla posizione del Ministero di Giustizia, sostanzialmente smentisce il nostro stesso rapporto sui decessi di detenuti in carcere. Attendo una risposta”.

E prosegue “C’è un unico obiettivo possibile. in materia di suicidi in carcere, un unico numero possibile. Il numero è zero. Tutto il resto, qualunque unità si aggiunga allo zero. è comunque una sconfitta”. Parole da Garante, quelle che ci si aspetta di sentire. Ogni persona che rinuncia a vivere in custodia dello Stato è una bruciante sconfitta.

È forte la denuncia di Serio riguardo alla intromissione governativa sul lavoro del Garante: “Contestando il fatto che il Collegio possa esporre analisi critiche, si sta davvero mettendo in crisi il modello di autonomia del Garante, che è tenuto ad esprimere pareri e dare raccomandazioni”.

Il Collegio del Garante, dunque, sembra avere un corpo e più anime e il risultato è un disallineamento dai suoi scopi e il fondatissimo timore che abbia perso di vista la sua funzione: essere una voce di garanzia libera e non condizionatile dal potere e che ha la forza e l’indipendenza di contrapporsi ad esso ove appaia compromessa. quando non mutilata, la tenuta costituzionale e convenzionale delle pene.