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di Filippo Miraglia

Il Manifesto, 9 settembre 2026

Se è vero che la sinistra ha abbandonato da tempo la sua base sociale - lavoratori, disoccupati, abitanti delle periferie - resta sbagliato sia considerare questa base ormai tutta razzista sia bollare come snob e elitario chi si rifiuta di blandirla con discorsi xenofobi. L’apoteosi dell’errore risale ai tempi della dottrina Minniti: una versione politicamente meno scorretta del razzismo. C’è poi la tesi della sociologia democratica: non si possono lasciare le persone sole con le loro paure. Lascereste un bambino che ha paura del buio privo di una luce? Il popolo, come un bambino, va rassicurato, dando risposte rassicuranti appunto. Rappresentazioni, tutte, che hanno conseguenze concrete, ad esempio il Memorandum con la Libia del 2017 e l’invenzione della cosiddetta guardia costiera libica, con tutto il suo carico di morte e violenza.

Si dà per scontato che le paure e l’insicurezza diffusa siano connaturate alla società, trascurando completamente il lavoro “scientifico” che le destre hanno fatto (non da sole purtroppo) per alimentare queste paure scegliendo strumentalmente fatti di cronaca e rappresentazioni distorte per criminalizzare minoranze e interi gruppi sociali. Un metodo non nuovo che però, se ben utilizzato, in assenza di alternative, porta i risultati voluti.

Guardando oggi alla forza e al radicamento delle destre, non è difficile intuire che questo tema, il razzismo, la proposta di una società chiusa e diseguale, che è il nucleo centrale della loro proposta politica e, ancora prima, culturale, continuerà ad esserlo da qui alle prossime politiche in Italia e per i prossimi anni. Se li si vuole sconfiggere bisogna partire da qui. Proporre concretamente una alternativa e affrontare esplicitamente questo terreno di conflitto in maniera non estemporanea. Aggirarlo parlando d’altro o proporre ricette che si presentino come copie sbiadite ha già portato al risultato che è davanti agli occhi di tutti. Dall’Italia, alla Germania, alla Francia, per non parlare degli Usa di Trump.

Per essere concreti bisogna cominciare a dire cosa si vuol fare, a partire dalla cancellazione delle scelte che in questi anni hanno allargato lo spazio del razzismo, rendendo facile la costruzione del consenso a chi usa questo come strumento principale. Cancellare la stagione del diritto speciale dello straniero, abrogando ogni forma di detenzione amministrativa, ossia chiudere i Cpr. Cosa che bisogna dichiarare in campagna elettorale, senza nascondersi e spiegando perché. Poi c’è il tema degli ingressi. È del tutto strumentale continuare a promettere di voler fermare le persone impedendo loro di partire. Significa, come abbiamo visto negli ultimi decenni, favorire i trafficanti che si dice di voler combattere. Bisogna invece dire (modificando di conseguenza immediatamente la legge) che l’interesse dell’Italia è avere persone regolari che lavorano e pagano le tasse e contribuiscono al futuro del Paese e non irregolari che lavorano in nero, sfruttati e emarginati. Buoni per le campagne elettorali delle destre xenofobe.

Poi c’è il tema dei percorsi di inclusione sociale, nell’ambito del quale la riforma non più rinviabile della cittadinanza. Dare centralità ai territori e alle persone, trasferendo tutte le competenze in materia di immigrazione e asilo, salvo quelle relative ai controlli di sicurezza, dal Viminale agli enti locali per civilizzare il rapporto tra persone di origine straniera e pubblica amministrazione. Promuovere e sostenere il protagonismo e l’emancipazione di uomini e donne di origine straniera, soprattutto dei e delle giovani, come elemento centrale di ogni cambiamento.

La destra in questi anni, insieme alla criminalizzazione, ha puntato sull’allargamento dell’irregolarità e dell’emarginazione sociale delle persone di origine straniera, sperando così di alimentare episodi di cronaca e rappresentazioni pubbliche utili al discorso razzista. Invertire la marcia è possibile, ma bisogna affrontare in maniera esplicita le questioni che costituiscono la base del consenso delle destre e motivare le persone indicando una strada chiara che rappresenti una vera alternativa. Occuparsi meno delle dinamiche interne ai partiti e più di quelle che determinano concretamente i destini delle persone.