di Arianna Di Genova
Il Manifesto, 15 agosto 2026
Da quando in Australia sono stati vietati i social network agli under 16, Meta ha bloccato circa 750mila profili. Nonostante il governo abbia portato le sanzioni per le piattaforme a 99 milioni di dollari, quella legge è da considerarsi fallimentare. Da quando in Australia - primo paese al mondo - nel dicembre del 2025 sono stati vietati i social network agli under 16, Meta ha bloccato circa 750mila profili. Eppure, nonostante il governo abbia raddoppiato le sanzioni per le piattaforme portandole a 99 milioni di dollari (australiani) in caso di mancata applicazione della legge, quel provvedimento può considerarsi del tutto fallimentare. Gli e le adolescenti che si collegano a Instagram o Tik Tok, aggirando l’ostacolo dell’età, restano l’85 per cento. Si connettono imperterriti, escogitando stratagemmi - facilissimi peraltro, dai contenuti inviati da amici via whatsapp ai profili farlocchi, fino all’utilizzo delle reti private Vpn.
Sfidano con l’intelligenza high-tech che li contraddistingue il mondo degli adulti, mentre questi ultimi delegano il controllo ad altri e consegnano alle avide piattaforme, di fatto, la possibilità di una schedatura di massa dei loro figli e figlie. Ed è proprio questo che il Consiglio costituzionale francese ha messo in evidenza, censurando la censura: una “violazione sproporzionata della libertà di espressione e di comunicazione”, ha definito quella “misura-faro” del presidente Macron, che oltretutto inciampava malamente sul diritto alla privacy (anche dei minori, sì, sono soggetti giuridici pure loro).
La Francia ha rappresentato la testa d’ariete in un consesso europeo che si arrovella da tempo sul tema, ma la legge che proibisce - bocciata così sonoramente per la sua anticostituzionalità - andrà ricalibrata con nuove garanzie. In primis, bacchettano i giudici, rispettando il soggetto cui si vuole sottrarre la consapevolezza. La motivazione del Consiglio costituzionale finalmente riconosce a chi non ha la maggiore età la capacità di discernimento (spesso assai più alta di quella degli adulti nella vita reale) e affida alla libertà di espressione un alto valore educativo al posto della repressione - la quale provoca sempre uno stimolo alla rivolta e a “sfangarla” con tutti i mezzi a disposizione (e sono infiniti). Dato che una legge simile staziona anche sui banchi parlamentari del governo italiano, esiste un’alternativa percorribile per concedersi un rapporto più sereno con i social? È facile accusare le piattaforme quando si registrano le devianze o il disagio psichico che diversi giovani stanno vivendo. Basti ricordare come quella generazione punteggiata da più età sia scomparsa durante il Covid: nessuno se li ricordava più gli adolescenti, con le loro fragilità e una vita relazionale in frantumi. Oggi, la nostra società preferisce varare una legge anti-maranza invece di interrogarsi o accogliere. E un ministro come Valditara preferisce vietare l’educazione sessuo-affettiva a scuola piuttosto che offrire strumenti, per esempio, contro il cyberbullismo. Il miglior antidoto alle storture è consegnare fiducia ai più giovani in un mondo (di “grandi”) che non promette per niente bene. E regalare loro un bel libro.









