di Filomena Gallo*
La Stampa, 26 aprile 2025
Maurizio Fravili ha 68 anni, è malato di Parkinson dal 2020, nel 2023 ha scritto ad Agnete Kirkeby chiedendo di poter accedere alla fase clinica sperimentale delle ricerche per la cura del Parkinson in Svezia. Ma la risposta è stata che possono accedere solamente i pazienti inglesi e svedesi. Maurizio, alla luce del peggioramento della sua salute e con la speranza che presto arrivi una cura, il 1° marzo 2024 ha scritto al Ministro della Salute chiedendo che anche in Italia la ricerca possa utilizzare gli embrioni non idonei per una gravidanza, per trovare cure innovative e speranze per chi soffre perché in Italia questa possibilità è vietata.
È trascorso più di un anno e il ministro Orazio Schillaci non ha mai risposto a Maurizio. Però questo Governo intende intervenire con una norma che renda l’embrione adottabile. Ma gli embrioni non sono persone, sono cellule. In Italia è l’evento nascita che conferisce diritti e doveri. I bambini in stato di abbandono sono adottabili, non le cellule. Le cellule si donano per un uso eterologo oppure per la ricerca. Il Ministro Sirchia nel 2004 identificava due categorie di embrioni tra quelli crioconservati prima del 2004: quelli in attesa di futuro utilizzo e quelli dove le coppie erano irreperibili o firmavano un documento di abbandono. Gli embrioni abbandonati, 3.700 quelli prodotti prima della legge 40, dovevano essere trasferiti presso la Biobanca di Milano per incentivare gli studi sulla crioconservazione. Per il suo allestimento sono stati spesi oltre 400mila euro, ma gli embrioni sono ancora presso i centri di PMA e non sono mai stati trasferiti. Per legge, non possono essere usati per la procreazione assistita con eterologa totale, perché le norme sulla sicurezza sono successive alla loro produzione. Non possono essere utilizzati per la ricerca, perché la legge 40 lo vieta. Ma soprattutto, contrariamente a quanto vuole fare il Governo, non possono essere adottati.
Nell’ordinamento italiano e in quello europeo, le cellule - comprese quelle embrionali - sono equiparate ai tessuti. Se non idonee per una gravidanza, possono essere donate per la ricerca, con il consenso della coppia, ma non possono avere personalità giuridica. Attribuire personalità giuridica agli embrioni significherebbe modificare l’articolo 1 del Codice Civile, che lega tale riconoscimento alla nascita. Un passo del genere metterebbe in discussione l’intero impianto normativo su cui si fondano i trapianti, le tecniche di procreazione medicalmente assistita e persino il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Nel resto del mondo, gli embrioni non idonei vengono utilizzati nella ricerca scientifica. In alcuni casi, la ricerca ha già raggiunto la fase clinica. Rispettare il diritto alla scienza, e quindi il diritto alla cura per le persone affette da patologie gravi, dovrebbe essere una priorità per qualunque istituzione. Per questo motivo abbiamo scritto anche noi come Associazione Luca Coscioni al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, chiedendo che venga emanato un decreto che destini gli embrioni abbandonati o non idonei per una gravidanza alla ricerca scientifica, garantendo così che non vadano sprecate risorse preziose, e che si contribuisca allo sviluppo di nuove cure e conoscenze. La politica non può continuare a ignorare questi temi. Serve trasparenza, responsabilità e un impegno concreto per garantire il diritto alla salute, alla scienza e all’autodeterminazione delle persone. Per Maurizio e per tutti coloro che sperano nella ricerca per una cura.
*Avvocata e Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni











