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di Massimo Krogh


Il Mattino, 16 novembre 2019

 

Napoli, nella prestigiosa Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, che in un bellissimo edificio custodisce una grande e antica cultura, ho assistito ad un interessante convegno sulla "Brexit e le nuove sfide dell'Unione Europea".

Si è discusso sul prossimo futuro dell'Europa in una visione europea di democrazia liberale, oggi anche influenzata dalla tecnologia, su cui il Suor Orsola ha fatto a Bruxelles un intelligente e previdente investimento, che ancora una volta premia la sua tradizione culturale. Mentre ascoltavo, pensavo che da noi, che abbiamo avuto in casa il fascismo e che ancora oggi sentiamo soffiare sul tema venticelli non tranquillanti, l'argomento del convegno si presentava molto appropriato ed indicato per i tanti giovani che vi assistevano nella stupenda "Sala degli Angeli", gioiello del Suor Orsola.

Pensavo pure che la maggior garanzia per una democrazia liberale non attaccabile, per evitare che diventi illiberale, dovrebbe soprattutto risiedere nel rispetto delle regole dello Stato di diritto; le quali, però, talvolta possono essere un po' altalenanti, perché non sempre ciò che stabiliscono le leggi statuali è effettivamente giusto.

"Legale" è ciò che corrisponde ai dettami delle leggi dello Stato. "Giusto" è un concetto astratto, infatti ciò che può esserlo per Tizio potrebbe non esserlo per Caio. In altre parole, legale e giusto possono spesso coincidere ma non sempre rispecchiano la stessa realtà. Vidi in televisione un caso in cui si dibatteva su una brigatista coinvolta nell'omicidio Moro, che avendo scontato quasi l'intera pena, chiedeva il reddito di cittadinanza.

Qualcuno diceva che, essendosi macchiata di un delitto così grave, inteso a ribaltare lo Stato, non avrebbe dovuto poter beneficiare di un reddito a spese dello Stato; si criticava, perciò, la legge e la conseguente concessione del reddito. Qualcun altro osservava che si trattava di una legge, e dunque buona o cattiva andava applicata.

Giorni addietro "Il Mattino" ha riferito di una inchiesta da cui sarebbe emerso che, per i criteri seguiti, il reddito di cittadinanza andava solo ai trafficanti, ai ladri e agli usurai, vale a dire il contrario del previsto. Analoghe cose ho sentito dalla televisione. Io non so quali siano i criteri che porterebbero a questi effetti distorti, comunque, se accadono questi assurdi capovolgimenti, ciò potrebbe dipendere dalla caduta in basso del Paese in via generale.

In effetti, le leggi sono emesse per confrontarsi e risolvere esigenze della vita concreta, che non sempre coincidono strettamente con la morale e in qualche caso possono ritenersi anche ingiuste; ma se la pena ha una finalità anche rieducativa, chi l'abbia scontata non sembra che possa essere escluso da un beneficio legalmente previsto.

Altri esempi del contrasto tra legale e giusto possono trovarsi nella quota100 e nei contesti migratori. Anche il caso dell'ergastolo ostativo, di cui in questi giorni tanto si discute, tocca in qualche modo l'argomento. Insomma, "legale" e "giusto" sono due concetti ad un tempo lontani e vicini, nel senso che appartengono a sfere diverse (il diritto e la morale), ma possono incontrarsi nelle evenienze della vita. La democrazia liberale è un bene inestimabile che la politica dovrebbe religiosamente custodire piuttosto che turbare come talvolta avviene.