di Iuri Maria Prado
Il Dubbio, 13 agosto 2019
Se in Italia i processi si celebrassero e concludessero speditamente e se fossero preceduti da indagini ragionevoli e giustificate (diciamo che non succede sempre); se le sentenze fossero perlopiù corrette e provviste di motivazioni solide (diciamo che non raramente accade il contrario); se gli uffici giudiziari fossero di norma luoghi di efficienza al servizio del cittadino anziché polverosi gironi di disordine e sostanziale sopraffazione; insomma se la giustizia in questo Paese fosse amministrata meglio, potremmo forse dire che nulla più occorrerebbe?
No davvero. Perché avremmo in quel caso un sistema governato da una macchina più funzionante, ma ancora senza nessuna garanzia sul fatto che si tratterebbe di un sistema civile, almeno se con ciò si intende, come dovrebbe intendersi, un sistema che privilegia e protegge, innanzitutto, i diritti della persona piuttosto che il potere dello Stato di controllarne e sanzionarne i comportamenti.
Perché questo dopotutto non è chiaro, e anzi corre l'idea opposta: che il diritto del cittadino alla propria libertà risiede innanzitutto nella protezione contro la pretesa punitiva e sanzionatoria dello Stato. Il quale è civile nella misura in cui si auto-limita, assegnando al cittadino il diritto di opporsi a quella pretesa adoperando gli opportuni strumenti di difesa nel processo.
Ma c'è un politico italiano (uno!) consapevole del fatto che quello, e non il nostro, nemmeno se più funzionante, dovrebbe semmai considerarsi un sistema civile? E c'è un politico (almeno uno!) che se pure lo capisse (se pure lo imparasse) avrebbe la forza di rivendicarlo e farne la materia della propria iniziativa in tema di giustizia?
E quel che rimane, quel che c'è, è il vago complesso reazionario che reclama genericamente processi veloci e pene certe. E ad opporvisi (si fa per dire) c'è soltanto l'alternativa delle cose lasciate come sono, che forse è anche peggio perché almeno la soluzione manettara non si proclama attenta ai diritti. Non ci sono in Italia, in argomento di giustizia, due visioni opposte. Ce n'è una, in prospettiva di potere soverchiante, che, tanto per capirsi, vuole "regalare" ai cittadini un orrendo dispositivo di schiavettoni e lavori forzati. E, contro questa visione, non la riaffermazione di un'esigenza di riforma in senso protettivo dei diritti della persona: ma la garanzia di mantenimento della situazione attuale.










