di Danilo Taino
Corriere della Sera, 22 maggio 2025
Nel 1990, ha scritto l’Economist, l’80% dei tedeschi diceva di sentirsi libero di esprimere le proprie opinioni, ora la percentuale si è più che dimezzata. In Francia, un pensionato che aveva esposto uno striscione nel quale invitava il presidente Macron ad “andare fuori dalle palle” ha dovuto frequentare un corso di rieducazione civica per evitare di essere incriminato. In Spagna ci sono reati contro l’offesa al re. Sembra che sull’Atlantico il faro della democrazia faccia meno luce di un tempo. Dell’America si sa, se ne parla molto: l’Amministrazione Trump ha messo sotto pressione i media considerati nemici, le università politicamente troppo corrette, alcuni giudici e grandi studi legali non graditi. Delle evoluzioni della democrazia europea, però, non si parla quasi mai. Ha fatto bene, dunque, il settimanale Economist a mettere in copertina una cerniera che chiude una bocca: titolo, “Il Problema della libertà di espressione dell’Europa”. Perché un problema c’è. Non solo nell’Ungheria di Viktor Orbán, della quale si discute molto. Anche in Germania, nel Regno Unito, in Francia e in altri Paesi la questione esiste. Il settimanale britannico si concentra sulle cosiddette leggi anti odio, attraverso le quali la libertà di espressione viene spesso negata. È chiaro che, soprattutto online, molti messaggi sono più che sgradevoli, in parecchi casi offensivi, fake news che rimbalzano migliaia di volte. È ovviamente legittimo usare la legge per punire l’incitamento alla violenza, la diffusione di segreti nazionali, la pedopornografia.
Ma l’ex vicecancelliere tedesco Robert Habeck che ha sporto ottocento denunce contro persone che, per esempio, lo hanno definito “idiota”? Nel 1990, ha scritto l’Economist, l’80% dei tedeschi diceva di sentirsi libero di esprimere le proprie opinioni, ora la percentuale si è più che dimezzata. In Francia, un pensionato che aveva esposto uno striscione nel quale invitava il presidente Macron ad “andare fuori dalle palle” ha dovuto frequentare un corso di rieducazione civica per evitare di essere incriminato. In Spagna ci sono reati contro l’offesa al re. Nel Regno Unito, la polizia trova più comodo passare ore a pattugliare online che per strada. Criticare duramente i potenti è diventato più rischioso. Fin qui, il settimanale di Londra. In molti Paesi europei, c’è però anche una censura più sottile. Su alcuni argomenti, è difficile essere franchi fino in fondo se si va contro le opinioni preferite dagli establishment: sui metodi di lotta al cambiamento climatico, per esempio, o sulla retorica europeista. Non si commette un reato ma una conversazione su questi temi prende quota raramente, è osteggiata. Con il risultato, tra l’altro, che discutendo solo tra chi è d’accordo non si correggono mai gli errori. Serve più luce sull’Atlantico.











