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di Chiara Saraceno

La Repubblica, 18 ottobre 2022

Il Rapporto della Caritas contrasta con dati e fatti l’opportunità, sostenuta dal centro-destra, di ridurre o eliminare il Reddito di cittadinanza. Si tratta di uno strumento essenziale per garantire ai più poveri le risorse necessarie per vivere e per evitare spirali negative senza speranza.

Il Rapporto Caritas 2022 sulla povertà dovrebbe essere letto con attenzione da chi si avvia a formare il nuovo governo e a definirne il programma. Il Rapporto, infatti, contrasta con dati e fatti l’opportunità, sostenuta dal centro-destra, di ridurre - se non eliminare - il Reddito di cittadinanza perché troppo generoso e abusato da non meritevoli.

Riprende i dati forniti dall’Istat su un’incidenza della povertà assoluta che, dopo aver toccato un massimo storico nel 2020, non ha segnato alcun miglioramento nel 2021 e si avvia ad aumentare ulteriormente nel 2022 a seguito dell’impatto della crisi energetica.

Si trattava, nel 2021, di 1 milione 960 mila famiglie, pari a circa 5,6 milioni di persone, tra cui 1,4 milioni di minorenni, la fascia di età in assoluto più esposta alla povertà, così come lo sono le famiglie numerose con figli minorenni. Solo una parte di questi poveri riceve il Reddito di cittadinanza, perché ne è escluso per disegno o perché non ritiene di poterlo chiedere o se ne vergogna.

La parte più nuova riguarda la trasmissione intergenerazionale della povertà, basata su un’indagine su un campione rappresentativo di persone che si rivolgono ai centri Caritas. Conferma quanto era già emerso da indagini longitudinali, in Italia e a livello internazionale: essere poveri da bambini è altamente predittivo dell’esserlo anche da adulti.

La povertà familiare è un pavimento appiccicoso - per riprendere un suggestivo titolo di un rapporto Ocse di qualche anno fa - che rende difficile ogni mobilità ascendente in un Paese, l’Italia, in cui non è mai stata molto forte e negli ultimi anni è fortemente rallentata, se non scomparsa. È così appiccicoso che anche molti di coloro che hanno provato a staccarsi da quel pavimento, migliorando un poco la propria istruzione e possibilità di reddito, non ce l’hanno fatta, o solo parzialmente.

Nelle storie di deprivazione intercettate dal circuito Caritas, i casi di povertà ereditaria pesano per 59,0%. Quasi sei persone su dieci vivono una condizione di precarietà economica in continuità con la propria famiglia di origine, sia pure con una incidenza diversa a livello territoriale: i poveri “ereditari” sono più frequenti nelle isole e nelle regioni centrali, meno frequenti nel Nord-Est e nel Mezzogiorno peninsulare.

I motivi di questa ereditarietà sono molteplici: non solo la povertà economica della famiglia di origine, ma anche la bassa scolarità dei genitori, il lavoro poco qualificato e non sempre regolare del padre e una condizione di casalinga della madre. Come indicano diverse ricerche, la bassa istruzione dei genitori, infatti, spesso si trasmette in bassa istruzione dei figli, dispersione e abbandono precoce della scuola.

Anche il mercato del lavoro non offre a queste persone occasioni di qualificazione, al contrario. Non solo in Italia vi è molto lavoro povero sia di remunerazione sia di contenuti; le poche iniziative di riqualificazione, aggiornamento e simili sono rivolte ai lavoratori più qualificati, confermando il senso di disvalore, di mancanza di fiducia nelle proprie capacità maturate negli anni formativi da chi è più svantaggiato, come emerge anche dalla ricerca qualitativa svolta sulle persone provenienti da contesti familiari in cui la povertà è stata trasmessa per almeno tre generazioni. Il Reddito di cittadinanza è uno strumento essenziale per garantire a chi si trova in povertà assoluta le risorse necessarie per vivere e per evitare spirali negative e senza speranza, come ha ricordato anche il cardinale Zuppi.

Va tuttavia migliorato, come suggerito anche dal Comitato scientifico di valutazione del RdC, innanzitutto nei criteri di accesso, che al momento escludono una buona parte di poveri, in particolare famiglie numerose con figli minorenni, a motivo di una scala di equivalenza che le svantaggia fortemente, e stranieri, a causa di un requisito di residenza altissimo: proprio i due gruppi in cui l’incidenza della povertà è maggiore e, se non tempestivamente contrastata, ha effetti negativi di più lungo periodo.

Va migliorato anche nelle misure di accompagnamento, sia sul piano dell’inclusione sociale sia delle politiche attive del lavoro e dell’eliminazione del disincentivo al lavoro regolare a causa di una assurda aliquota marginale altissima. Ma anche questo può non bastare, osserva Caritas, se non si costruiscono a livello locale reti di collaborazione e sostegno tra i diversi soggetti - pubblici, di terzo settore, anche privati - che offrano a chi si trova in povertà strumenti e occasioni di ricostruzione della fiducia e di senso della propria dignità.