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di Antonio Mastrapasqua

Il Riformista, 2 giugno 2026

Sono mille errori all’anno. Quindi mille italiani ogni anno pagano le conseguenze di sentenze che si rivelano ingiuste, senza che nessun giudice paghi - nemmeno con freni alla carriera - per gli sbagli commessi. C’è chi ha preso l’esito del referendum dello scorso mese di marzo come una pietra tombale sul tema della riforma della Giustizia. Non tutti per fortuna. Ma anche nella maggioranza, che era parsa tetragona nel difendere il quesito sulla separazione delle carriere dei magistrati, riemergono tentazioni giustizialiste, mai sopite, che si traducono in una difesa sostanziale dei giudici che sbagliano.

La nuova iniziativa di Forza Italia - che per bocca del presidente dei suoi deputati, Enrico Costa - ha annunciato una proposta di legge sulla responsabilità dei giudici, non ha trovato molti consensi nei partiti alleati. In un messaggio postato su “X”, Costa ha scritto: “Sono trascorsi due mesi dal referendum sulla giustizia che, al di là del risultato deludente, ha evidenziato tante criticità che restano, irrisolte, ancora tutte sul tavolo. La strada da intraprendere è quella di intervenire con riforme ordinarie capaci di restituire piena efficienza all’amministrazione della giustizia e di rafforzare le garanzie costituzionali assicurate ai cittadini”.

“I temi sono molti, a partire dagli interventi sul processo civile e alle riforme già approvate in un ramo del Parlamento su prescrizione e smartphone. Fondamentali sono - aggiunge Costa - interventi in tema di ordinamento giudiziario, per far fronte alle “degenerazioni correntizie” riconosciute tardivamente anche dall’Anm e per garantire che al merito non si anteponga la tessera di corrente”. “Certamente irrisolti sono i temi dell’abuso della custodia cautelare, delle troppe ingiuste detenzioni, così come occorrerà riportare all’ordine del giorno il tema dell’inappellabilità delle sentenze di assoluzione. Sul tema del sovraffollamento carcerario occorrerà una riflessione in Parlamento per garantire il rispetto dei principi costituzionali. In questo scorcio di legislatura, il tempo per taluni significativi interventi c’è ancora, a condizione di non indugiare, ma - conclude l’esponente di Forza Italia - riprendere subito slancio e stabilire le priorità su cui puntare”.

“Stiamo inoltre predisponendo una proposta di legge sulla responsabilità civile dei magistrati sulla quale ci confronteremo all’interno della maggioranza”. Queste ultime parole segnalano e confermano che nella maggioranza non tutti la pensano allo stesso modo. Dalla Lega timidi segnali di disponibilità, per bocca di Giulia Bongiorno presidente della commissione Giustizia del Senato e responsabile del dipartimento giustizia del partito, nonché avvocato di Matteo Salvini. Ma il testo deve essere scritto “in modo equilibrato, non deve avere un carattere di legge punitiva”.

Da Fratelli d’Italia un silenzio assordante, interrotto da una dichiarazione del sottosegretario alla Giustizia ed esponente di FdI, Alberto Balboni, che forse è peggio del silenzio: “È difficile esprimere un giudizio su un’iniziativa di cui non si conoscono ancora i contenuti. Come per ogni proposta avanzata da una forza di maggioranza, la valuteremo con attenzione. Del resto, c’è stato anche un referendum”.

Infatti, quasi quarant’anni fa, nel 1987, Il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati ha sancito l’abrogazione delle norme del codice di procedura civile (articoli 55, 56, 74) che limitavano la responsabilità diretta dei giudici. Ma dopo la scelta degli italiani - con oltre l’80% dei sì - il Parlamento approvò la “legge Vassalli” il cui disposto, secondo i radicali che con Pli e Psi promossero il referendum (anche sull’onda del caso Tortora), si allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani nel referendum, facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato, ma sullo Stato.

Insomma, da 40 anni potremmo dire che giace irrisolto un problema, e si è manifestato un non piccolo vulnus nel sistema democratico: il Parlamento non ha fatto quello che il Popolo (sovrano) ha chiesto, manifestando la propria volontà attraverso un referendum. E la magistratura è stata sottratta alle sue responsabilità, anche di fronte a errori conclamati: è appena il caso di ricordare che si tratta di mille errori all’anno; quindi, mille italiani ogni anno pagano le conseguenze di sentenze che si rivelano ingiuste, senza che nessun giudice paghi - nemmeno con freni alla carriera - per gli sbagli commessi. Errare è umano. Certo, ma anche pagare per i propri errori lo è. Per tutti. O no?