sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Ferruccio de Bortoli

Corriere della Sera, 11 marzo 2026

Quella in Iran è la prima guerra con l’intelligenza artificiale. E probabilmente quel tragico errore, lo scambio di una scuola per un complesso militare, è il frutto di un calcolo, velocissimo, sorprendente, ma non perfetto, di un sistema di Intelligenza artificiale. C’è un barlume di speranza se in una democrazia malata, come quella americana, gli anticorpi agiscono. Sono vivi, nonostante tutto. Lo si è visto con la pronuncia della Corte suprema che ha smentito Trump sui dazi. L’inchiesta di un grande giornale come il New York Times sulle presunte responsabilità americane nella strage in una scuola nel primo giorno di bombardamenti in Iran, ne è un’ulteriore prova. Questo è il ruolo di un grande organo di informazione che fa grande una democrazia. Il dovere di ricercare la verità dei fatti anche se questa è contro il proprio Paese e ne mette addirittura in forse la sicurezza. Accadde per il Vietnam, per la sciagurata guerra in Iraq, e non solo. 

Tutto ciò - e lo diciamo anche per i tanti che nel nostro Paese vorrebbero un’informazione patriottica e disciplinata - divide le democrazie dalle dittature. Queste ultime temono il giornalismo libero più degli eserciti nemici. Incarcerano i giornalisti, spesso li uccidono. Non esitano a inquinare il dibattito pubblico delle democrazie rivali, indebolendole. Più manipolano e più sono paradossalmente ammirati e rispettati. Sanno che la disinformazione è un’arma letale. E confidano anche sul disamore crescente di chi in un sistema libero disprezza il ruolo della libera informazione. Secondo l’Unicef, in quel tragico errore sono morti 168 bambini tra i 7 e i 12 anni. Non sono diversi da tutti gli altri bambini del mondo. Non sono responsabili di alcunché. Un’inchiesta è necessaria se non doverosa. E se ancora siamo diversi dai regimi autoritari è indispensabile. Ma quella in Iran è la prima guerra con l’intelligenza artificiale. E probabilmente quel tragico errore, lo scambio di una scuola per un complesso militare, almeno da quanto si legge, è il frutto di un calcolo, velocissimo, sorprendente, ma non perfetto, di un sistema di Intelligenza artificiale. Al quale non si può dare anche la colpa. Ma forse non la si può dare nemmeno a chi quel sistema l’ha istruito eseguendo l’ordine di chi non si sentirà mai in colpa ma persino orgoglioso di aver fatto fino in fondo il proprio dovere.