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di Dacia Maraini

Corriere della Sera, 14 maggio 2024

Sento con inquietudine che si sta avvicinando un’epoca in cui le domande sono considerate solo moleste e fuori luogo. Chi ha la verità in tasca alza una bandiera e pretende che tutti seguano. Mi fa pensare alla furia misteriosa dei piromani. Mi sveglio con l’angoscia e solo mettendomi al computer mi distraggo concentrandomi su altri temi. Ma quello che sta succedendo nel mondo mi riempie la testa di domande a cui non so dare risposta. Perché la ragione che ho imparato ad amare leggendo Hume e Voltaire, Croce e Beccaria viene dileggiata come se fosse un attrezzo minore dell’intelligenza umana? Perché la scienza viene disprezzata, e la laicità e la democrazia stanno diventando realtà da modificare e restringere? Perché la riflessione condivisa viene vista come un tradimento e la voglia di conoscenza e di scambio fanno sbuffare?

La pace viene invocata da molte parti ma perché chi la invoca lo fa con voce e modi guerreschi, aggredendo chi pone delle domande che superano le certezze? La pace è prioritaria, ma di fronte a un despota che invade paesi sovrani accettiamo il diritto alla difesa? o la pace deve significare per forza la resa alla legge del più forte? Domanda inquietante. Ricordo il terrore delle bombe nel campo di concentramento dove mi trovavo per l’antifascismo dei genitori. Ero bambina ma rammento bene la paura nel correre a ripararsi in una trincea scavata nella terra mentre le schegge schizzavano da ogni parte, il fischio lacerante e poi lo schianto della bomba.

Ancora oggi la notte sogno quelle bombe e quella paura. Non era tanto la morte che temevo di più ma le ferite, i pezzi di corpo che se ne vanno e la perdita delle persone amate. La domanda è: Cosa fare per evitare la guerra? Le risposte sono contradittorie. Da una parte si dice: armarsi per resistere, ricordiamo che se non ci fossimo difesi con la guerra contro Hitler saremmo ancora sotto il nazismo. Dall’altra giustamente si invoca la diplomazia. Ma come? Per fare patti bisogna essere in due. E se chi aggredisce non ne vuole sapere? Oppure se mette delle condizioni tali per cui cedendo diventi suo schiavo? Si ha il diritto di reagire con altra guerra e altro sangue? Non ho risposte sicure ma solo domande.

Sento con inquietudine che si sta avvicinando un’epoca in cui le domande sono considerate solo moleste e fuori luogo. Chi ha la verità in tasca alza una bandiera e pretende che tutti seguano. Mi fa pensare alla furia misteriosa dei piromani. Cosa spinge un uomo ad appiccare il fuoco a una foresta centenaria sapendo che è un bene che assicura il respiro a lui e la sua gente? Possiamo chiamarla una oscena e perversa volontà di autodistruzione? Stiamo entrando nell’era della piromania mondiale?