di Marco Imarisio
Corriere della Sera, 8 aprile 2022
All’inizio del conflitto i media del mondo avevano dato grande risalto alle manifestazioni contro la guerra e alla loro repressione. Da allora, quasi più nulla.
Quando la protesta è individuale, diventa semplice testimonianza. Nei giorni scorsi, il Moscow Times ha messo in fila alcune foto che dovrebbero documentare il dissenso in Russia. Sono immagini molto belle, che starebbero bene in una galleria d’arte. I primi quattro scatti mostrano un ragazzo sdraiato a terra, con le mani legate, in alcuni dei luoghi più celebri di Mosca. Ci vuole poco per accorgersi che si tratta sempre della stessa persona, protagonista di una rappresentazione tanto estemporanea quanto innocua, quasi fine a sé stessa.
All’inizio del conflitto, tutti i media del mondo avevano dato grande risalto alle manifestazioni contro la guerra, e alla loro metodica repressione. C’erano studenti e attivisti che tentavano di esibire i loro cartelli, fino a quando non venivano arrestati. Non erano certo cortei oceanici, ma somigliava a un inizio, grazie al coraggio di un gruppo comunque ristretto. L’adunata di domenica 6 marzo convocata dal dissidente Alexej Navalny, doveva essere il primo segnale forte. Si trasformò invece in un surreale rimpiattino tra qualche centinaio di volonterosi inseguiti e portati via dalle forze dell’ordine tra la piazza del Bolshoi e piazza della Lubjanka, con i turisti del fine settimana che riprendevano la scena e si complimentavano con gli agenti. Da allora, quasi più nulla.
Quei semi del dissenso non hanno germogliato. Perché sono stati schiacciati dalla repressione, certo. Ma bisogna anche riconoscere che non avevano radici così profonde come speravano molti osservatori esterni. Anzi. Con il passare dei giorni è diventato chiaro che la maggioranza della popolazione sta Vladimir Putin. Quel che rimane è qualche gesto isolato, come i mazzi di fiori per Mariupol deposti nottetempo in qualche parco della capitale. La speranza che il cambio di regime o la pace possano nascere dal basso non è altro che l’ennesima illusione occidentale.










