di Emanuele Imperiali
Corriere della Sera, 6 febbraio 2023
Nel capoluogo campano, secondo l’Ista, c’è il 10 per cento di tutte le “senza dimora” d’Italia. Un protocollo e una comunità per accoglierle con i bambini. A Napoli vi è, secondo l’Istat, il più alto numero di donne senza dimora, ben il 10% di quelle censite in Italia, così come nel capoluogo campano la presenza di stranieri è molto più circoscritta rispetto ad altri grandi Comuni: appena l’8,6% contro circa il 60% di Roma, Milano e Firenze. Si tratta di donne con un’età media di oltre 40 anni. Come mai? A Napoli lavorano poco più di 2 donne su 10 e le condizioni di povertà toccano spesso e drammaticamente loro. Diventano homeless per una serie di motivi che vanno dall’aver avuto uno sfratto esecutivo all’abbandono del tetto coniugale, dalla violenza tra le mura domestiche al licenziamento, dalla sopraggiunta dipendenza da alcol, gioco, droghe alla conclusione di un rapporto di lavoro da badante presso il domicilio dell’assistito, infine alla volontà di uscire dalla prostituzione. Nell’hinterland napoletano si contano circa 2000 clochard, anche se l’Istat ne censisce poco meno di 7mila, comprendendo in questo numero tutti coloro che hanno una residenza fittizia. Un esercito di invisibili che si ingrossa, complici la pandemia e la crisi economica.
Michele Ferraris, portavoce della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora, ricorda che “costoro perdono la possibilità di usufruire dei servizi pubblici perché, a causa della mancanza di abitazione, non hanno più la residenza e non possiedono i documenti di identità”. Una condizione di morte anagrafica che determina la totale perdita dei diritti di cittadinanza: non hanno un medico a cui potersi rivolgere ne possono chiedere un sussidio. Prima di Natale è stato firmato un protocollo d’intesa tra Comune, Diocesi e Asl Napoli 1 per migliorarne le condizioni di vita, finanziando, tra l’altro, una comunità per senza dimora accolte con i loro bambini, che si va ad aggiungere alla Casa di Tonia presente da anni. “Abbiamo avviato - sottolinea l’assessore al Welfare Luca Trapanese - una politica sociale per i senza tetto. Abbiamo stanziato 25 milioni per gli homeless in tre anni, su 60 destinati all’assistenza. E possiamo contare sui 6 milioni del Pnrr”. Oggi in città ci sono cinque unità di strada, e si stanno attrezzando housing first, in locali confiscati alla camorra, per dar loro un alloggio.
In questo gennaio con temperature polari, la gara di solidarietà per metterli al riparo dell’emergenza freddo vede in prima fila nel capoluogo partenopeo gli Angeli di Strada Villanova, grazie ai quali è stato avviato anche a Napoli il progetto di Cucina Mobile, un food truck con forni e bollitori a bordo che accompagna i volontari nella distribuzione serale di pasti caldi. “Il lunedì sera - spiegano i promotori, Marcello Ciucci e Marika Cafiero - quando usciamo per le strade cittadine, siamo in grado di fornire 160 cene complete con in aggiunta un kit per la prima colazione mattutina”. Sul camper utilizzato per il food truck si forniscono ai clochard un primo piatto caldo, un secondo, frutta e acqua. Sono una settantina, aggiungono gli Angeli di Strada, le cuoche che li preparano a Napoli. A gestire il servizio è la Fondazione Progetto Arca onlus con gli Angeli della Strada. A finanziare la cucina mobile sono la Z Zurich Foundation e l’Unione Buddhista.










