di Claudia Osmetti
Libero, 17 giugno 2021
Il caso è questo: un ex detenuto del carcere di Lecce, in Puglia, ha fatto ricorso al Tribunale del lavoro, e l'ha vinto, perché le sue mansioni (svolte durante la detenzione) sono state sottopagate. Lo scandalo è che di scandalo non ce n'è proprio stato, nessuno s'è indignato (se non il giudice che ha condannato il ministero della Giustizia a pagare 7.537,44 euro per compensargli sia la retribuzione che i contributi) e la notizia è passata in sordina.
D'altronde, sono in tanti coloro che pensano: già sono in galera, che cosa vogliono, pure essere pagati? Per avere un quadro più completo della situazione, occorrono altri dati. Occorre sapere, per esempio, che il lavoro carcerario è uno dei pochissimi modi che i detenuti hanno per racimolare qualche soldo e (aspetto assai più importante) per costruirsi un futuro dignitoso, si spera lontano dalla delinquenza. Occorre sapere che il numero dei carcerati con un impiego - quasi sempre alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria che li ospita - cresce ogni anno; che i compensi economici devono, per legge, essere erogati nel rispetto dei contratti nazionali di categoria e che, una volta usciti di cella, contrariamente a quel che pensano i manettari più irriducibili, lo Stato chiede agli ex galeotti le spese del mantenimento che hanno sostenuto. Con questa cornice, pensiamo, il fatto si fa più evidente.
Se "la pena tende alla rieducazione del condannato" (lo dice la Costituzione, mica Libero), allora bisogna avere anche l'onestà intellettuale di ammettere che una "retribuzione non adeguata" non è proprio il viatico migliore per insegnare a chi ha sbagliato che la legalità "paga" sempre. Insomma, il lavoro va pagato, ma va pagato il giusto. Altrimenti è un'altra cosa. Vero è che, negli ultimi anni, il budget stanziato per coprire gli stipendi delle "mercedi" (si chiamano così i lavori dietro le sbarre) è quasi raddoppiato: ma forse non è ancora sufficiente. Tant'è che il ricorso di Lecce, promosso da un signore di 56 anni che, al fresco, ha fatto il barbiere e l'inserviente in cucina, non è unico nel suo genere.











