di Piergiorgio Odifreddi
La Stampa, 7 agosto 2022
Le beghe estive dei partiti italiani per le elezioni autunnali hanno ormai relegato le notizie sugli squilibri mondiali in secondo piano, e la crisi di Taiwan ha comunque distolto l’attenzione dalla guerra in Ucraina, che aveva tenuto banco nelle settimane primaverili. I venti di guerra in Oriente non hanno però provocato una levata di scudi mediatica e popolare analoga a quella sollevata dai venti che hanno soffiato in Occidente. Le motivazioni sono ovvie, ma vale la pena di esplicitarle. La prima l’aveva già espressa Adam Smith nel 1759, nella sua Teoria dei sentimenti morali: il libro, per inciso, nel quale egli introdusse per la prima volta l’erronea ma fortunata metafora della “mano invisibile”, che guiderebbe automaticamente i mercati verso l’equilibrio. Prendendo come esempio proprio l’Oriente, Smith scriveva: “Supponiamo che il grande impero cinese, con tutte le sue miriadi di abitanti, fosse all’improvviso inghiottito da un terremoto, e pensiamo a come rimarrebbe colpito un europeo sensibile, che non avesse alcun legame con quella parte del mondo, nel venire a sapere di questa terribile calamità”.
La sconsolante risposta del filosofo fu che, “dopo aver espresso tutti i buoni sentimenti d’umanità, l’europeo tornerebbe ai suoi affari e ai suoi divertimenti, e riprenderebbe il suo riposo o il suo svago con lo stesso agio e la stessa tranquillità di prima, come se nessuna catastrofe fosse accaduta”. Ed è proprio questo che è successo a noi: ci spiace molto per coloro che stanno sotto le bombe in Ucraina, o rischiano di finirci a Taiwan, ma ormai è tempo di vacanze, e non possiamo più permettere che le notizie dai fronti ci distraggano dai bagni al mare o dalle passeggiate in montagna, soprattutto dopo due anni di pandemia. Smith notava, dunque, che in generale gli eventi catastrofici ci interessano in maniera inversamente proporzionale alla loro distanza da noi: più sono lontani, e meno ci coinvolgono emotivamente. Ma qualche settimana fa, intervenendo al Forum Globsec 2022 di Bratislava, l’arguto e argomentativo ministro degli esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar ha aggiunto un’interessante osservazione specifica a proposito degli Europei, dicendo che “l’Europa deve cambiare la propria mentalità, secondo la quale i problemi del mondo non sono problemi dell’Europa, ma i problemi dell’Europa sono problemi del mondo”. In altre parole gli Europei, e più in generale gli Occidentali, tendono sì a disinteressarsi dei problemi dei popoli lontani, come tutti, ma pretendono che gli altri non facciano lo stesso con loro, e si interessino invece dei problemi europei e occidentali. L’esempio portato da Jaishankar è l’acquisto del gas e del petrolio russi: dopo l’inizio della guerra in Ucraina l’India ha subìto forti pressioni dall’Occidente per aderire all’embargo delle importazioni di questi prodotti dalla Russia, nonostante le importazioni indiane siano una minima frazione rispetto di quelle europee, che però continuano imperterrite nonostante l’embargo dichiarato dalla Comunità Europea stessa!
Jaishankar ha facile gioco ad accusare gli Europei di usare due pesi e due misure: una per sé, e l’altra per il resto del mondo. D’altronde, l’India ha subìto a partire dal 1600 il giogo coloniale europeo (inglese, olandese, portoghese, francese, danese e svedese), e dal 1858 quello imperiale inglese, riuscendo a liberarsene soltanto nel 1947. E molte delle nazioni occidentali che oggi si ergono a paladine della democrazia nel resto del mondo, continuano a mantenere colonie e possedimenti dovunque: gli Stati Uniti da Porto Rico alle Marianne (per non parlare di Guantanamo), l’Inghilterra da Gibilterra alle Falkland (oltre ai reami inglese dal Canada all’Australia), la Francia da Tahiti alla Caledonia, l’Olanda da St. Marteen a Curacao, eccetera. Tutte queste nazioni sono oggi schierate a favore dell’autodeterminazione dei popoli del mondo intero, dagli ucraini ai taiwanesi, eccetto quelle che ricadono sotto il loro dominio diretto o indiretto. Forse, senza scomodare Smith e Jaishankar, si potrebbe semplicemente invitare queste nazioni a rileggere il Vangelo di Matteo: “Perché osservate le pagliuzze negli occhi dei vostri fratelli, mentre non vi accorgete delle travi che avete nei vostri occhi? Come potete dire ai vostri fratelli di togliere le pagliuzze dai loro occhi, mentre nei vostri ci sono delle travi? Ipocrite, prima togliete le travi dai vostri occhi, e poi ci vedrete bene per togliere le pagliuzze dagli occhi dei vostri fratelli”.










