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di Vladimiro Zagrebelsky

La Stampa, 13 settembre 2024

Ancora una volta il presidente Mattarella mette in chiaro, con forza e chiarezza, i termini di problemi gravi e dei doveri che ne discendono. Anche questa volta - nel suo messaggio all’Istituto internazionale di diritto umanitario di Sanremo - il contesto dell’intervento del presidente sembra occasionale come può essere un incontro di studio. E invece cade nel pieno di vicende drammatiche, come sono gli accadimenti a Gaza e in Ucraina, oltre che in luoghi seguiti con minor continuità dai media, Yemen, Sudan, Siria, Haiti. Si tratta delle modalità con cui vengono condotti conflitti armati che, da tutte le parti coinvolte, dovrebbero osservare le regole delle convenzioni internazionali relative alla guerra.

Il diritto internazionale umanitario ha una lunga storia, fatta di successi e di molte e gravi disfatte. I civili in particolare dovrebbero essere protetti, secondo il principio di proporzione dei danni ad essi procurati, quando siano inevitabile conseguenza della distruzione delle installazioni militari nemiche. I belligeranti sono obbligati ad agire limitando al massimo il coinvolgimento delle popolazioni e invece, come ha ricordato il presidente contestualizzando il suo testo e riferendosi a Gaza, si riceve “un bollettino quotidiano di uccisioni, distruzioni di infrastrutture, tra cui anche scuole, ospedali e campi profughi, attacchi contro operatori umanitari, personale medico, giornalisti, con lo spostamento forzato di centinaia di migliaia di persone. A ciò si aggiunge il sequestro e l’uccisione di ostaggi israeliani inermi, che ha raggiunto nei giorni scorsi nuovi livelli di orrore”. Il presidente Mattarella, rivolgendosi a studiosi e operatori del diritto internazionale umanitario, ma evidentemente parlando a tutti i responsabili politici e militari, ha richiamato l’importanza della dimensione internazionale dei limiti posti ai conflitti armati, nelle varie forme che oggi assumono. Il richiamo in ogni suo passaggio mostra come gli obblighi che i governi hanno assunto siano tutti violati, quasi ostentatamente.

E non solo da milizie non statali o addirittura terroristiche, ma anche da eserciti belligeranti. In forma di appello, l’intervento del presidente è in realtà una denuncia, se appena si legge il suo testo confrontandolo con ciò che ogni giorno giornali e televisioni mostrano agli occhi di tutti. Il diritto internazionale umanitario è un settore di quello più ampio dei diritti umani. Prima di quest’ultimo il diritto umanitario è stato assunto al livello internazionale. Ma a partire dal dopoguerra, con la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, tutto il diritto dei diritti e delle libertà fondamentali ha acquisito una dimensione internazionale. E specialmente nei tempi più recenti sono state istituite Corti internazionali che sottolineano la responsabilità che ha assunto la Comunità internazionale accanto e oltre quella dei singoli Stati. Con tutte le precauzioni imposte dalla sovranità degli Stati, è però avvenuto il trasferimento al livello internazionale della protezione dei diritti umani e, più in generale, dell’osservanza da parte degli Stati delle obbligazioni che essi assumono con i trattati. Esemplari a questo proposito sono stati il dibattito e poi l’approvazione del trattato istitutivo della Corte penale internazionale, con l’elenco dei crimini di genocidio, contro l’umanità e di guerra a giudicare i quali essa è competente.

Per perseguire alcuni di questi crimini la Corte ha emesso ordini di arresto per il presidente russo e per una funzionaria governativa; il procuratore della Corte ha chiesto che la Corte ordini l’arresto del capo del governo israeliano e del suo ministro della difesa, nonché di un responsabile di Hamas. La Corte internazionale di giustizia, organo giudiziario delle Nazioni Unite, ha recentemente statuito che l’occupazione della Cisgiordania da parte di Israele viola il diritto internazionale. Non per la prima volta, ma mai in tanto drammatiche circostanze, si dovrebbero vedere ed apprezzare così la preminenza del diritto sulla violenza e l’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni giudiziarie che gli Stati hanno creato a tale scopo.

E invece viene impunemente violato l’art. 2 della Carta delle Nazioni Unite (“I membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”) addirittura ad opera di un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, un membro permanente dotato di potere di veto come la Russia. Il Consiglio di sicurezza è paralizzato. Un ordine di arresto emesso dalla Corte penale internazionale viene ignorato e, nel silenzio della generalità degli altri Stati, non viene eseguito dalla Mongolia che ha ratificato lo Statuto della Corte e riceve la visita di Putin. La sentenza della Corte internazionale di giustizia sulla illegalità dell’occupazione israeliana della Cisgiordania è ignorata e irrisa.

L’intervento del presidente Mattarella merita di essere letto nel quadro drammatico della retrocessione di un movimento di internazionalizzazione della protezione dei diritti umani e sanzione dei crimini di guerra e contro l’umanità, che, dopo le tragedie delle guerre mondiali, intendeva sottoporre individui e Stati a norme cogenti atte ad assicurare ai popoli e alle persone che la proclamazione dei diritti umani fondamentali non risulti solo una inutile, ipocrita ostentazione di buoni sentimenti.