di Stefano Guarnieri*
Corriere Fiorentino, 14 novembre 2024
Il caso accaduto recentemente ad un’udienza di un processo per stupro dove l’avvocata difensore dell’imputato è stata insultata veementemente da amici della vittima presenti, ha posto giustamente all’attenzione la questione su come far sì che questo non accada più. Vorrei provare in questo contesto a dare un piccolo contributo indicando una possibile spiegazione del perché questo accade, dato che attraverso le possibili cause, si possano identificare delle possibili soluzioni. A causa della mia passata esperienza personale di vittima di reato, dei tanti racconti di vittime di reati stradali che ho ascoltato, dello studio e della scrittura sul tema della vittimologia, sono facilmente portato a pensare con i piedi nelle scarpe della vittima provando ad immaginare come si senta lei all’interno del processo. La legislazione europea ha da tempo ormai normato i diritti minimi delle vittime di reato e la nostra legislazione li ha in parte recepiti.
Ribadendo che quello che è accaduto nei confronti dell’avvocata è profondamente sbagliato, siamo certi che la vittima di reato e i suoi familiari (a loro volte vittime) siano stati correttamente gestiti dal sistema giustizia? La vittima si è sentita protetta, informata, ascoltata come prevedono i suoi diritti? È stato evitato che nel percorso per arrivare in aula incontrasse l’imputato? Le è stato fornito un percorso di sostegno e assistenza psicologica? Se la vittima non era nelle condizioni economiche per a avere un avvocato qualcuno le ha offerto un gratuito patrocinio? Il sostituto procuratore nel caso specifico si è informato entro tre giorni dalla denuncia? Lo ha fatto direttamente ascoltandola o ha delegato l’autorità di polizia giudiziaria? Gli avvocati, i giudici i pubblici ministeri hanno mai avuto una formazione adeguata sul trattamento delle vittime?
Il sistema giustizia (pubblico ministero, autorità di PG, avvocati, giudici) hanno posto la giusta attenzione nell’avere “cura della vittima” al fine di evitare fenomeni di vittimizzazione secondaria? Potrebbero essere tante altre le domande. Probabilmente la vittima e i suoi familiari sono stati gestiti correttamente e questo non ha evitato gli ingiustificabili insulti.
Quello che so per esperienza di tanti racconti che ancora nel nostro sistema giustizia manca in generale una cultura vittimologica. La vittimologia, vista come settore della criminologia atto a studiare l’effetto del crimine e del sistema giustizia sulla vittima al fine di evitare fenomeni di vittimizzazione secondaria e di facilitarne il reinserimento nella vita sociale, non appartiene quasi mai al bagaglio di conoscenze degli operatori della giustizia nel nostro Paese.
Non si tratta di togliere niente all’imputato, che giustamente ha i suoi diritti, ma aggiungerli nel piatto della bilancia della vittima. Sarebbe bello poterne parlarne con le camere penali, i giudici e i pubblici ministeri con serenità e voglia di una giustizia che riesca a dare anche la giusta attenzione e cura alla vittima di reato. Come il buon medico è quello che cura il malato e non la malattia, credo che il buon operatore di giustizia - e sicuramente ce ne sono già molti - sia quello che ha la giusta “cura” dell’imputato e della vittima e non solo delle carte del fascicolo processuale.
*Fondatore Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus











