di Paolo Di Stefano
Corriere della Sera, 10 novembre 2025
Nulla di più scandaloso e necessario perché il pianto dei familiari è più confortato quando ha un corpo e un luogo su cui piangere. Nulla di più osceno dello scambio di cadaveri di cui veniamo a conoscenza da giorni. 6 di qua, 90 di là, mille di qua, 30 di là, un conteggio penoso sia tra Israele e Gaza, sia tra Russia e Ucraina. Si sa che un cadavere israeliano vale 15 corpi di prigionieri palestinesi. Ci sono gli ostaggi civili massacrati, i detenuti massacrati nelle carceri, i soldati massacrati dalle bombe o dai carrarmati. Tutti massacrati.
Ieri un corpo è stato recuperato in un tunnel di Rafah, dove si trovava da undici anni. Le cronache parlano di numeri e di equivalenze, parlano di pezzi, di resti, di corpi introvabili e dispersi, di cadaveri identificabili e di altri non identificabili, alcuni dissotterrati, altri provenienti dalle loro celle, altri forse dai frigoriferi. Ci sono cadaveri recenti intatti e ci sono cadaveri decomposti. Ci sono le salme restituite “promesse”, mentre altre consegnate non sono quelle “richieste”, non si capisce bene se inviate a casaccio, per sbaglio o per ingannare il nemico.
“Gli ultimi tre corpi consegnati da Hamas non appartengono a nessun ostaggio israeliano”, ha scritto all’inizio di novembre il Times of Israel. Che ha precisato trattarsi di “corpi parziali”. Nulla di più scandaloso e di più necessario che la restituzione, perché lo sappiamo che il pianto dei familiari è più confortato quando ha un corpo (anche se “parziale”) e un luogo su cui piangere. Lo diceva già Foscolo e prima di lui Omero ed Euripide.
Rimane l’oscenità delle cifre dello scambio, come fosse il conteggio delle pedine “mangiate” dall’avversario alla fine della dama. Un gioco lugubre che ci mette di fronte all’ignobiltà impensabile della guerra: a conti fatti, quando arrivano i camion dei cadaveri, solo allora capiamo che i morti di cui sentivamo quasi astrattamente parlare sono davvero cadaveri (ca-da-ve-ri), e non resta che il bilancio fisico della carneficina, della macelleria.











