di Renato Luparini
Il Dubbio, 12 settembre 2020
Salvatore è stato un mio storico cliente. Era un ristoratore di successo. Poi, ancora prima del Covid è stato segnato da una serie di disgrazie familiari e rovesci professionali che lo ha messo fuori gioco. Mi ha telefonato quasi piangendo dopo vari anni, chiedendo che lo aiutassi per una questione relativa alla piccola eredità di una zia.
Mi ha detto subito di non potermi pagare e l'ho rassicurato dicendo che poteva contare sul patrocinio a spese dello Stato che infatti il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati della mia città gli ha prontamente riconosciuto. Se non che la questione rientra tra quelle per le quali è prevista la media conciliazione obbligatoria e quindi prima di andare in Tribunale ci siamo trovati con le controparti (un plotone di agguerriti parenti e la ex moglie inferocita) davanti a un conciliatore, peraltro gentile e preparato. Lunghe discussioni, ripetuti colloqui per poi arrivare a un verbale di mancato accordo.
Salvatore abbi pazienza. gli dico: ne riparleremo in Tribunale, a meno che gli altri non si mettano d'accordo senza di noi. Intanto mi preparo come buona prassi a richiedere allo Stato il magro pagamento dei miei onorari, ma scopro che nessuno è competente a decidere. Qualche giorno dopo arriva una sentenza della Corte di Cassazione (18123/ 2020 del 31.08 2020) che mette nero su bianco che lo Stato non riconosce alcun compenso ai poveracci in caso di media conciliazione obbligatoria, perché non esiste una espressa previsione di spesa.
Mi pare che, al di là della obiettiva lacuna normativa che ha portato la Suprema Corte a decidere così, esista una flagrante violazione dell'architrave della Costituzione che è l'articolo 3 che sancisce, come sanno anche le matricole della facoltà di Giurisprudenza, non solo il principio di uguaglianza formale tra persone, ma anche il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono l'eguaglianza sostanziale. Infatti in certe materie, molto frequenti nel diritto civile (dalle eredità, al condominio, alla responsabilità medica, alle cause per diffamazione a mezzo stampa) la media conciliazione non è un "optional" bensì un obbligo di legge per chiunque voglia far causa. Oltre tutto giustamente per parteciparvi occorre un avvocato.
Però se uno è povero come Salvatore e l'avvocato non se lo può pagare lo Stato fa spallucce e lo costringe di fatto a rinunciare a tutelarsi, oppure a trovare un avvocato che perde tempo e soldi gratis. È una ingiustizia palese, oltre tutto clamorosa visto che in alcune materie lo Stato (a torto o a ragione non mi interessa discuterlo) il patrocinio a sue spese lo regala a tutti, anche miliardari (casi di violenza sessuale o richiesta di asilo). Dietro questa abnormità c'è il concetto, giustamente vituperato dall'Avvocatura, che la giustizia civile sia un servizio per le imprese possibilmente grandi e preferenzialmente multinazionali e che i cittadini nei Palazzi di Giustizia siano degli utenti sgraditi.
De minimis non curat Praetor, si insegnava un tempo. Ma non possono e non debbono esistere persone minime per uno Stato di Diritto e soprattutto la valutazione del concetto di minimo è relativa. Cinquecento euro per un magistrato al massimo della carriera sono una somma trascurabile, per una madre monoreddito che lavora in un fast food sono un mese di stipendio e il sottile distinguo tra disperazione e sopravvivenza. Ci meravigliamo che la società nelle vastità immense di quelle che chiamiamo periferie, ma che statisticamente sono la parte più numerosa del Paese, sia violenta e inquieta.
Lo sarà sempre di più se i Palazzi si chiudono nelle loro torri laccate di avorio, video chat e smart work, mentre "il popolo minuto" non ha più nemmeno diritto di entrare in un'aula di giustizia e non è nemmeno ammesso a conciliare una lite. Salvatore non conta più niente. Può starsene a casa senza disturbare chi decide e chi giudica. Salvatore non ha più dignità, è interdetto di fatto dall'esercizio dei suoi diritti.
Non gli ho chiesto il saldo della notula, del resto posso farne tranquillamente a meno. Ma gli rimane il senso di smarrimento e imbarazzo: "Se lo avessi saputo, avvocato, non l'avrei disturbata", mi ha detto. La prossima volta subirà un torto in silenzio, le statistiche dei Tribunali produrranno il bel risultato dell'azzeramento dell'arretrato e nei salotti buoni si saluterà con favore la ritrovata efficienza delle imprese. Sembra di essere finiti dentro la trama dei Malavoglia, con più di cento anni di ritardo e tanta solitudine.










