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di Massimo Ammaniti

La Repubblica, 30 dicembre 2024

Le notizie che giungono da ogni parte del mondo ci fanno temere che l’odio stia di nuovo invadendo le menti e possa prendere il sopravvento. Anche in altre fasi storiche, come durante la Seconda guerra mondiale, la distruttività minacciava il consesso umano rischiando di spostare il baricentro verso il polo del male. Però il senso dell’etica e della solidarietà era ancora vivo, nonostante tutto, e riuscì a trionfare aprendo la strada alla speranza. Oggi è diverso, continuano a serpeggiare guerre e guerriglie in tutto il mondo. E poi il rischio crescente di estinzione per alcuni popoli che vivono al di fuori del mondo industrializzato.

Per non parlare del nostro pianeta e della vita animale e vegetale sacrificata infrangendo l’antica alleanza uomo-natura. Ma la stessa vita sociale sta cambiando, stanno tornando rigurgiti nazisti che fanno riemergere l’odio per gli ebrei, i migranti e per l’establishment che ha governato negli ultimi decenni. La memoria dell’Olocausto viene cancellata o trattata come una fake news. È la forza o l’implacabilità del meccanismo del diniego di cui ha parlato Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, con la totale cancellazione della realtà come se non fosse mai avvenuta. Ed è inevitabile che ritorni alla coscienza l’odio per tutto quello che non è familiare, in tedesco l’unheimlich, il perturbante freudiano che sfidala propria identità, soprattutto se non è forte.

I periodi di crisi sociale creano un senso di precarietà e di minaccia al proprio essere che si propaga all’interno della popolazione come onde sismiche. Tutto questo mette in moto un meccanismo sociale che in inglese viene definito di spill over, di travaso dell’odio nelle relazioni e nei comportamenti quotidiani. In altri termini il clima di odio che si respira a livello politico e sociale si propaga nella vita delle famiglie e nella crescita dei fidi. Stiamo assistendo a violenze e odi che esplodono fra ragazzini di appena dieci anni, vogliono farsi giustizia da soli sottovalutando o negando il pericolo dei propri comportamenti.

Per non parlare poi di quello che succede fra adolescenti, ragazzi e ragazze che vengono aggrediti e uccisi dal gruppo con un cinismo che allarma. Si torna alla legge del taglione, se mi hai fatto uno sgarbo devi pagare in modo esemplare, così diventa un avvertimento per tutti quelli che pretenderebbero di aggredirmi. Purtroppo un comportamento sempre più frequente è quello maschile di farsi giustizia con le proprie mani, quando una donna decida di interrompere una relazione sentimentale e voglia riprendere il proprio percorso e fare le proprie scelte.

C’è un comune denominatore in questi comportamenti delittuosi, il venir meno della sacralità della vita umana non è più un tabù, posso disporre e calpestare la vita altrui perché non viene più riconosciuta l’inviolabilità esistenziale dell’altro. Immaginiamo quanto questi comportamenti inquinino le nuove generazioni che crescono con manifestazioni di violenza e di odio non solo nei comportamenti quotidiani degli adulti, ma nei videogiochi e nei social network.

E la violenza viene assorbita nel tessuto mentale dei bambini che rischiano l’assuefazione senza riconoscerne la velenosità. Eppure nonostante le minacce c’è un mondo che cerca di resistere all’imbarbarimento, non dimentichiamo che l’Italia è uno dei Paesi con il maggior numero di volontari, più di 4 milioni e mezzo, uomini e donne che sanno prendersi cura e proteggere i più indifesi. C’è ancora speranza.