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di Marcello Fois

L’Unione Sarda, 8 aprile 2022

Un film di successo nella struttura dismessa e abbandonata dal 2000. Seppure in senso lato l’edificio delle Carceri Circondariali di San Sebastiano a Sassari è considerabile un’evoluzione del Panopticon e cioè di quella costruzione che doveva rappresentare il luogo di detenzione ideale secondo il filosofo Jeremy Bentham intorno alla fine del settecento.

Siamo in piena era illuminista, la scienza e la ragione dovrebbero avere la meglio su qualunque spinta irrazionale da cui è accompagnata l’idea di pena come castigo, o vendetta sociale anziché come territorio di recupero della propria dignità di cittadino. Il Panopticon era l’idea che un carcere dovesse avere molti operatori e poche guardie.

Un tronco centrale racchiudeva le funzioni inerenti alla custodia e, potendo controllare dal centro ogni attività intorno a sé, poteva limitare in numero di guardiani e, di conseguenza garantire un recupero dei detenuti in perfetta sicurezza. Un punto di vista assolutamente attuale se ci si pensa, ma purtroppo un punto di vista che si è limitato, e spesso esaurito, nella progettazione di edifici a pianta circolare o a raggiera. Il Carcere di san Sebastiano è, da questo punto di vista uno straordinario edificio.

Assai più bello delle carceri di Buoncammino a Cagliari, ma decisamente meno bello della Rotonda a Nuoro, improvvidamente, demolito, come una Bastiglia locale, negli anni ottanta, per essere sostituito da un penoso e ormai fatiscente Centro Polifunzionale, che non è mai entrato in funzione. Ma questa è un’altra storia.

La buona notizia è che dopo troppi tentennamenti quell’edificio a ruota, a sole, a ragno, fate voi, al centro della città, verrà recuperato a adibito a quella che, con una specie di tic urbanistico provinciale, è stata definita Cittadella Giudiziaria. Diciamoci subito che questa nomenclatura in questo caso ha il sapore dell’autogol. Pensiamoci, sulle rovine della Rotonda nuorese è stato costruito un centro polifunzionale, le ex carceri di Bologna di San Giovanni in Monte sono state trasformate in aule Universitarie, altre carceri storiche in giro per l’Italia sono diventate alberghi o musei, ma San Sebastiano diventerà da luogo di pena un luogo dove comminano le pene. Io, opinione del tutto personale, avrei utilizzato fondi ed energie per promuovere quel luogo a spazio di creatività e vita. Non c’è dubbio che il tema di riqualificare spazi è sempre caldo, specialmente se dopo lunga e penosa malattia si decide di non demolire automaticamente, come spesso è stato fatto in passato, e di reinventarsi una destinazione.

Quel bellissimo edificio sassarese, dismesso, e abbandonato a se stesso, dal 2000, riprende vita grazie a un film di successo. Risorgendo nelle menti dei sassaresi grazie alla constatazione che se è tanto piaciuto a Leonardo di Costanzo per il suo bellissimo Ariaferma magari valeva la pena di farci un pensierino prima di buttarlo giù.

Perché a una riqualificazione di quello spazio ci si era pensato tempo fa, prima che fosse la location di un film, ma allora c’era stato pollice verso. Oggi qualcun altro con sguardo naturale ci ha indicato quel luogo e ci ha colmati di un nuovo entusiasmo mediatico nei suoi confronti. C’è da augurarsi che per il prossimo Mad Max qualche regista ci indichi il territorio di Porto Torres, o quello di Portovesme, non si sa mai che ci venga voglia di risanarli.