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di Fulvio Gianaria

La Repubblica, 3 maggio 2026

Il tribunale di Sorveglianza aveva accolto la sua richiesta ma un sostituto procuratore generale si è opposto. Alfredo Cospito è un anarchico sessantenne condannato a moltissimi anni di reclusione per aver gambizzato un dirigente dell’Ansaldo e per un attentato con ordigni esplosivi, che per puro caso non hanno provocato feriti, alla scuola allievi carabinieri di Fossano. Quattro anni fa è stato posto al regime di reclusione del 41 bis nel carcere di massima sicurezza sardo di Bancali, il che significa che patisce tutta una serie di restrizioni che lo isolano dagli altri detenuti e limitano le sue comunicazioni all’esterno e dunque anche la possibilità di mantenere rapporti con l’associazione di cui faceva parte.

Nessun commento, anche la Corte Europea di Strasburgo ha respinto il ricorso dei suoi avvocati contro queste misure. A questo punto però c’è una recentissima novità che merita di essere conosciuta. Cospito, tramite i suoi avvocati, ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza di essere autorizzato a ricevere alcuni libri e un cd da ascoltare in cella e i magistrati, direi ovviamente, hanno accolto la sua richiesta. Ma attenzione, la generosa concessione è stata bloccata perché un sostituto Procuratore Generale si è opposto facendo ricorso in Cassazione.

È giusto citare alcuni dei titoli delle pubblicazioni che il detenuto vorrebbe leggere. Il primo è “Dio gioca a dadi con il mondo”, saggio scientifico di Giuseppe Mussardo che ripercorre la storia della Meccanica Quantistica. Il secondo, edito da Adelphi, è “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson, un capolavoro della letteratura gotica. Il terzo è “Ghost story” di Peter Straub, un romanzo horror da cui fu tratto il film La casa dei fantasmi. Il cd contiene brani rock delle non molto note Lambrini girls. Capire il senso di questa fiera opposizione, non conoscendone le motivazioni, è molto arduo, ma si può immaginare che faccia riferimento al pericolo, nell’entrata e nell’uscita dei libri, di pericolose comunicazioni criptate.

Pensiamo così perché non si può neanche immaginare che a un detenuto italiano si impedisca per punizione di leggere e di scrivere libri. Dunque una preoccupazione occhiuta e lungimirante che può evitare ai carcerieri di Cospito quella brutta figura che patirono i secondini di Oscar Wild, quando si lasciarono sfuggire il De Profundis e prima ancora quelli di Cervantes, di Torquato Tasso e così via. Una cautela che evita loro la fatica di sfogliare le pagine di un libro. Ma se il motivo non fosse questo e se davvero un magistrato pretendesse di scegliere quali libri un detenuto può leggere e quali dischi ascoltare?