di Linda Laura Sabbadini*
La Stampa, 20 maggio 2022
Ogni tanto torna l’attenzione sui numeri tristi dell’infanzia. Sì, tristi, perché duri. Espressione di una grande ingiustizia nel Paese. Li fornisce l’Istat su tutti i fronti, dalla povertà, alle interruzioni nel percorso di studio, ai problemi di socialità, alle condizioni di salute. Lo fa l’Invalsi denunciando la grave situazione delle competenze dei nostri bambini. Lo ha fatto ieri Save the children, con la solita attenta lettura degli indicatori del disagio dei minori.
I bambini sono la risorsa più bella del Paese, bambini dai mille colori, di tutte le classi sociali che hanno diritto ad un futuro migliore. Sono, però, il segmento più colpito dalla povertà assoluta. Più di 1 milione 300 mila minori sono in questa situazione. E sono anni che hanno il primato della povertà.
Sono anni che l’Istat produce le stime che documentano troppo disagio. Già nel 2012, 10 anni fa la povertà assoluta dei bambini era triplicata. Non si è mai abbassata. Anzi nel 2020 è ulteriormente cresciuta. E pure il livello di competenze è peggiorato.
Metà dei nostri ragazzi non raggiunge le competenze necessarie in italiano, peggio in matematica, secondo l’Invalsi. È vero la situazione è peggiorata nel periodo della didattica a distanza. Ma, attenzione, non è un problema semplicemente congiunturale. Sono anni che ce lo trasciniamo. Per anni il grande professore Tullio De Mauro (quanto manca a tutti noi) metteva in guardia sulle conseguenze di questa situazione e sul livello basso di competenze degli adulti.
La svolta va data su tutti i fronti. Investire sui bambini e sulle bambine significa metterli in condizione di sviluppare tutte le proprie potenzialità, indipendentemente dalla classe sociale, o dalla loro origine. vuol dire investire sul futuro del Paese. Il governo ha varato la Child Guarantee un Piano di azione da qui al 2030 per combattere le disuguaglianze e la povertà minorile. E lo abbiamo fatto tra i primi avendo un livello di povertà minorile più elevato della media europea. La Commissione europea ha previsto 635 milioni di euro di stanziamento per il nostro Paese. Molti sono i punti qualificanti. Si prevede l’offerta di un pasto sano al giorno a scuola come livello essenziale delle prestazioni (Lep). L’offerta educativa deve essere prevista anche nella fascia pomeridiana.
La refezione scolastica e il tempo pieno devono essere estese nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie. Obiettivi del Piano sono infatti la progressiva estensione del servizio di refezione scolastica e del tempo pieno nelle scuole dell’infanzia e primaria.
Il Piano si sofferma inoltre sulla universalità e la gratuità di servizi educativi di qualità alla prima infanzia su tutto il territorio nazionale. In particolare si pone l’obiettivo di portare l’offerta di posti a tempo pieno nei servizi educativi per l’infanzia verso il 50% sul territorio nazionale, con almeno il 33% di copertura a livello di Ambito territoriale, di servizi pubblici e privati accreditati che ricevono finanziamenti pubblici.
Importante l’attenzione per facilitare la partecipazione ai servizi da parte dei gruppi maggiormente a rischio di esclusione sociale. È un passo in avanti importante. Così come tutta la parte di prevenzione e promozione della salute materno infantile e la salute psicologica dei bambini. Ma sarà fondamentale nel suo perfezionamento ampliare le risorse. I bambini e le bambine hanno diritto ad un investimento massiccio. Solo questo garantirà di sconfiggere la povertà minorile diventata strutturale.
*Direttora del dipartimento Metodi e Tecnologie dell’Istat









