di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 11 gennaio 2020
Uno Stato (Iran per il Canada) che abbatta per calcolo o errore un aereo di linea, da chi può essere processato? Se uno Stato (come l'Iran secondo le accuse del Canada per i 176 morti a bordo del Boeing dell'Ukraine International Airline precipitato a Teheran l'8 gennaio) risulta storicamente responsabile di aver abbattuto - per strategia o per errore - un aereo di linea civile, quella responsabilità storica può diventare anche giuridica?
Dove e da chi può cioè essere processato per cosa? Una prima possibile risposta, almeno sulla giurisdizione, può arrivare da una incidentale recentissima decisione della Corte internazionale di giustizia dell'Aja che lo scorso 8 novembre, respingendo le obiezioni di Mosca, si è ritenuta competente a esaminare il ricorso presentato dall'Ucraina contro la Federazione Russa (sotto forma di perimetro di applicazione della Convenzione sulla repressione del finanziamento del terrorismo) per l'abbattimento dell'aereo Boeing MH17 della Malesia Airlines, decollato il 17 luglio 2014 da Amsterdam ma mai atterrato a Kuala Lumpur perché colpito dai ribelli filo-russi con un missile russo terra-aria in territorio ucraino orientale al confine russo. Sulla medesima vicenda, costata la vita a 298 passeggeri di 14 nazioni, i familiari delle vittime hanno pendente un procedimento anche a Strasburgo davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, e lì chiedono che la Russia sia ritenuta, in maniera diretta o indiretta, responsabile di aver violato l'articolo 2 della Convenzione europea sul diritto alla vita, l'8 sul diritto alla vita privata e familiare, il 3 sul divieto di trattamenti inumani, il 6 sull'equo processo e il 13 sul diritto a una tutela giurisdizionale effettiva per non aver svolto alcuna effettiva indagine.
La Corte internazionale di giustizia dell'Aja avrebbe peraltro potuto esprimersi già una ventina d'anni fa in un caso rovesciato rispetto a quello odierno, cioè il caso di un aereo iraniano abbattuto da un missile americano. L'Iran, infatti, aveva presentato un ricorso contro gli Stati Uniti dopo che l'incrociatore americano "Vincennes" il 3 luglio 1988, alle prese con gli iraniani in schermaglie militari nello stretto di Hormuz, per errore scambiò un Airbus civile della Iran Air per un caccia F 14 iraniano, e lo abbatté con i suoi 290 passeggeri.
Per anni gli Stati Uniti negarono la propria responsabilità, dipendente dall'errore di valutazione del comandante della nave, fin quando invece nel 1996 sotto la presidenza Clinton risarcirono 62 milioni di dollari alle famiglie dei morti e altri 70 al governo di Teheran, che a fronte di questo gesto ritirò le accuse agli Usa davanti alla Corte internazionale di giustizia.
Risarcimenti, del resto, hanno spesso chiuso in qualche modo vicende pur costate molto sangue. Come quella del 4 ottobre 2001 durante una esercitazione militare dell'Ucraina nella quale i missili avrebbero dovuto centrare dei droni-bersaglio: un missile a guida radar, di fabbricazione russa, fallì invece il proprio drone, fu attirato per errore verso un aereo di linea e gli esplose sopra, distruggendolo e facendo 76 morti: la ricorrente diatriba di accuse e contro accuse (in questo caso con gli ucraini che negavano la propria responsabilità e i russi che accusavano i ceceni) si concluse con il pagamento di 10 milioni ai familiari e le dimissioni del ministro della Difesa di Kiev. Un po' come era avvenuto nel 1963, quando la Bulgaria accettò di risarcire le famiglie dei 58 morti sul volo israeliano El Al 402 Tel Aviv-Vienna, abbattuto da Sofia il 27 luglio 1955 perché per sbaglio era entrato nello spazio aereo bulgaro.
Giuridicamente più peculiare il travagliato iter delle indagini sulla bomba che il 21 dicembre 1988 esplose sopra i cieli scozzesi di Lockerbie a bordo del Boeing 747 della Pan Am in volo tra Londra e New York. Per l'attentato, nel quale morirono non solo tutti i 259 passeggeri ma anche 11 abitanti della cittadina scozzese colpiti dai rottami, dopo anni di pressioni internazionali e sanzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu la Libia di Gheddafi accettò che i due sospettati uomini della propria intelligence, Abdel-Basset Ali al-Megrahi e Lamin Khalifah Fhimah, fossero consegnati agli scozzesi ma venissero processati in campo semi-neutro, cioè in Olanda a Camp Zeist ma da una Corte di giudici scozzesi e in base al diritto scozzese: Fhimah fu assolto, mentre Megrahi, condannato all'ergastolo nel 2001, fu però poi liberato nel 2009 dal governo inglese con il pretesto di una malattia ma in realtà per diplomazia sotterranea con Gheddafi.
Dall'altra parte del mondo, la Commissione Interamericana dei Diritti dell'Uomo, nel caso "Alejandreat contro Cuba" originato dall'abbattimento di due piccoli aerei privati da parte di caccia cubano in spazio aereo internazionale, ha ritenuto che Cuba era vincolata al rispetto del diritto alla vita delle persone interessate dal suo uso di forza militare anche se al momento dell'attacco esse non erano all'interno del proprio controllo territoriale e neanche in un ambiente fisico di propria custodia.
Un capitolo a parte, infine, è quello delle misure antiterrorismo dopo lo choc dell'attacco sferrato alle Torri Gemelle di New York l'11 settembre 2011 con aerei di linea dirottati da kamikaze. La Germania, ad esempio, nel 2005 approvò una legge che consentiva al governo di ordinare all'Aereonautica militare di abbattere un aereo civile nel caso stesse per "essere impiegato contro esseri umani", ma nel 2006 la Corte Costituzionale tedesca ha bocciato questa legge con l'argomento che il valore della dignità della persona fa sì che nessun bilanciamento possa giustificare il sacrificio della vita dei passeggeri a favore della vita parimenti innocente di possibili future vittime di un volo kamikaze.










