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di Emanuela Del Frate

Il Domani, 23 maggio 2025

“Non capisco come la politica si stupisca che scrivano testi così forti e così contro tutti, è proprio tutto il sistema a essere contro di loro”. Il rapper che ha rotto per primo il muro del mainstream torna con un nuovo album: Mentre Los Angeles brucia. “Perché mentre nel mondo succede di tutto, ognuno di noi va avanti con la propria vita, anche egoisticamente”. “Quanto è labile il confine tra diffamazione e censura nel rap? È stato un giudice che ha deciso quanto è labile il confine. Ma la libertà di espressione la può decidere un giudice?”. Fabri Fibra commenta così la condanna per diffamazione arrivata pochi giorni fa a seguito di una denuncia di Valerio Scanu per una sua canzone del 2013. La prima a un rapper italiano. A due anni di distanza dal suo ultimo Caos, torna con un nuovo album: Mentre Los Angeles brucia, in uscita il 20 giugno, prima del tour estivo che partirà il 7 luglio dal Circo Massimo di Roma.

Ad anticiparlo il singolo Che gusto c’è, “per certi versi, il capitolo successivo di Propaganda”, con il featuring di Tredici Pietro (figlio di Gianni Morandi). Un’altra istantanea vista con gli occhi del rapper che, per primo, ha sfondato il muro del mainstream. Tra Caos e il nuovo album, la partecipazione, in veste di giudice con Rose Villain e Geolier a Nuova scena, talent rap di Netflix, e un solo singolo: In Italia 2024, attualizzazione del brano pubblicato nel 2009, con il featuring di Gianna Nannini. E che, questa volta, vede la partecipazione di Emma Marrone, Baby Gang e che, nel videoclip, ospita anche Ilaria Cucchi.

Dice spesso che la sfida è continuare a fare qualcosa che non ha mai fatto. Cosa ci dobbiamo aspettare da questo nuovo album?

Il rap è una musica che va veloce: in un paio di anni cambia tutto. Anche solo scrivere su dei beat nuovi è un modo per mettersi in gioco. Scelgo sempre situazioni in cui ci sono cose non dette e da cui riesco a trovare ispirazione. Ci sono stati dischi più introspettivi, altri più sentimentali. Ora spero di essere riuscito a dare un profilo adulto al rap, un genere spesso attaccato perché violento o banale. Poi c’è il fattore età: ovviamente quello che racconti a 45-50 anni è diverso da quello che avevi da dire quando ne avevi 20.

Che istantanea regala al suo pubblico nel singolo Che gusto c’è?

Parlo di quello che succede nel nostro paese, e il mercato musicale è quello che spesso prendo di mira, come in questo primo singolo, perché è l’ambiente dove lavoro. Parlo di invidia sociale, faccio la fotografia del mercato musicale, però cercando sempre di essere ironico. L’ironia è sempre fondamentale nei miei pezzi, non sto con il dito puntato.

Nel pezzo realizzato per il 64Bars, in cui cita anche l’incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, dice proprio: “Tutti qui a rappare per la grana”...

Il rap italiano non credo che sia mai stato così grande come adesso. Ai tempi di Bugiardo, eravamo veramente pochi. Adesso ogni venerdì escono almeno cinque canzoni di cinque rapper diversi. Uno arriva e uno sparisce, è un mercato che crea e uccide a una velocità incredibile. È una situazione che crea ansia. Vedo gente che non fa più neanche i dischi, ma solo singoli, per esserci il venerdì. I due anni di lavoro che ho impiegato per il mio album occuperanno un solo venerdì. Puoi cadere nell’illusione di dover competere per forza con tutti, in una vastità di musica infinita. In realtà non è così: devi concentrarti su quello che vuoi dire e prendere il posto che la tua musica si merita. È tutto per la grana, perché dietro ci sono sponsor e contratti.

Fa moltissimi featuring, specie con le nuove generazioni di rapper, come nel caso Tredici Pietro. Cosa le restituiscono?

La musica mi offre questa opportunità. È stimolante, a volte anche spiazzante. Quelli che cambiano sono i punti di riferimento, ma i passaggi della vita sono quelli. A 20 anni sei insicuro, c’è molta ansia sociale nei ragazzi di oggi perché sono schiacciati dalla competizione. Ma, in fondo, ne era segnata anche la mia adolescenza. A livello musicale è stimolante perché ci sono persone molto talentuose.

Presentando il nuovo album dice: “Mi sono reso conto di quanto le nostre vite siano ciniche ed egoriferite al punto che anche mentre una città brucia, un paese viene bombardato, noi continuiamo ad andare avanti”...

Mentre Los Angeles brucia equivale a dire: mentre il mondo va a rotoli. Ho iniziato questo disco con un produttore a Santa Monica, quindi Los Angeles è da sempre presente nella creazione dell’album. Due anni dopo, mentre ero chiuso in studio per la consegna del master, in tv tornava sempre questa frase. “Mentre Los Angeles brucia, continua la guerra in Ucraina”, “Mentre Los Angeles brucia, viene eletto Trump”. Mentre Los Angeles brucia, io sto chiudendo il disco. Ho pensato: questo è il titolo. Mentre nel mondo succede di tutto, ognuno di noi va avanti con la propria vita, anche egoisticamente parlando.

Parlando del featuring con Baby Gang ha detto: “La sua strofa è l’emblema di un’Italia sempre più multietnica”. Ma la politica sembra sempre un passo indietro. Ora il governo invita anche a non votare ai referendum sulla cittadinanza...

A parte il discorso della cittadinanza, è proprio tutto il sistema a essere contro i ragazzi di seconda generazione. Spesso i padri sono rimasti nei loro paesi, vivono soli con le madri che lavorano tutto il giorno per uno stipendio bassissimo. La scuola non li aiuta nell’integrazione. Non capisco come la politica si stupisca che scrivano testi così forti e così contro tutti, perché lo stato non fa nulla per aiutarli.

È il ventennale di Mr. Simpatia, album politicamente scorretto, con cui ha bucato il mainstream. Per quello e per i due dischi successivi, molte associazioni femministe hanno chiesto, per anni, che le venissero negati i palchi...

Quel disco, quei testi, sono veramente stati l’11 settembre della discografia italiana, non c’è mai stato nulla di più violento. Presi in quel contesto in quel momento avevano significato, riletti oggi ne hanno un altro perché è cambiata la società. Quando sono usciti non avevano nessuno contro, hanno iniziato ad avere le femministe contro quando ho iniziato ad avere successo. Erano underground quando sono usciti. È stato il successo ad averli fatti diventare fastidiosi, tanto che sono stati criticati quasi 20 anni dopo, tirati fuori dal contesto in cui erano nati. Mi chiedo: hanno dato fastidio i testi o il successo che hanno avuto?