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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 19 novembre 2023

Il sottosegretario ha dichiarato che l’affidamento ai servizi sociali è “bello filosoficamente” ma inefficace. Ma è così? I dati di via Arenula dimostrano il contrario: le revoche sono pochissime e torna a delinquere solo un detenuto su 5. I dati sulla “messa alla prova” sono ancora migliori. L’affidamento in prova ai servizi sociali dei detenuti? Per Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri, “è il nulla”. Perché, dice il politico di FdI - per anni avvocato - “fa acqua da tutti le parti”.

Per Delmastro, insomma, la misura che consente di scontare un pezzo di pena fuori dalla cella non fa capire al detenuto di aver sbagliato. Per avvalorare la sua tesi, usa la sua esperienza da avvocato: “Non ho mai trovato qualcuno dei miei assistiti che tornasse dall’affidamento in prova ai servizi sociali dicendomi: ‘ho capito quello che è successo”.

Ma cosa dicono i dati su questa misura? L’esatto opposto. Il rischio zero, inutile dirlo non esiste, ma uno studio del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria evidenzia come i detenuti che hanno avuto la possibilità di scontare un pezzo di pena fuori dal carcere tendono a delinquere molto meno di quelli che, invece, non hanno avuto questa possibilità. Nello specifico: tra i primi, torna a delinquere circa un soggetto su cinque (il 19%). Tra i secondi la percentuale è immensamente più alta: parliamo del 68%: sette su dieci.

Non solo: come evidenzia uno studio allegato a un disegno di legge proposto alla Camera nella scorsa legislatura, “l’affidamento in prova al servizio sociale è la misura con una minore percentuale di revoche (4,32%) a conferma che in presenza di contenuti rieducativi e di inclusione sociale, il rischio di revoca e di recidiva è molto limitato”. Insomma, il principio del “chiudere in carcere e gettare la chiave” non ha esattamente degli ottimi risultati. Aprire le celle, invece, può essere utile. Almeno in 4 casi su 5.

Questi dati lasciano ben sperare anche per il futuro. Allo stato, sempre secondo i report di via Arenula, sono 27.605 i detenuti affidati ai servizi sociali. Se il trend dovesse essere confermato, oltre 20mila di loro, espiata del tutto la pena, potrebbe non delinquere più. Una discreta vittoria dello Stato di diritto, altro che “il nulla”. L’efficacia delle misure alternative è resa ancora più evidente dai dati sulla messa alla prova, che si applica ai reati minori. In questo caso, su richiesta dell’imputato, si sospende il processo e si affida il presunto autore del reato ad attività sociali o di pubblica utilità. Si tratta di uno strumento sempre più usato e - lo dicono i dati del ministero della Giustizia - efficace.

Nel 2014 i soggetti in messa alla prova erano appena 503. In numeri sono andati via via aumentando. Nel 2022 hanno iniziato - e finito al momento della redazione del report - la messa alla prova 24.255 persone. L’82% di queste sono italiane, l’84% uomini. Nella maggior parte dei casi, l’esperimento è andato a buon fine. Nel 2022 le revoche sono state poco più di 600: il 2,6%.

Un’eccezione? No. Nel 2021, solo il 3,1% delle 24.400 messe alla prova è stato revocato. Nel 2020, anno del Covid, le messe alla prova sono state molte meno - circa 18mila - ma il tasso di revoca è stato ugualmente del 3%. Ne 2019, invece, la percentuale di revoca era del 2,9%. L’esperimento, insomma, funziona. Anche se al governo c’è chi dice il contrario.