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di Roberto Saviano


Corriere della Sera, 30 luglio 2021

 

La foto che ho scelto ritrae Seid Visin, giovane talento del calcio che si è tolto la vita. Il ragazzo che vedete è sorridente e bellissimo, sembra un attore - tra i tanti talenti che aveva, Seid dicono fosse anche bravo a recitare - o un ragazzo degli Anni 60 e 70, un attivista dall'aria sfrontata, un trascinatore che lotta per i diritti dei neri. Seid Visin, nato in Etiopia, adottato da una famiglia italiana da molto piccolo, giovane promessa del calcio e attore dilettante, si è tolto la vita a 20 anni. Aveva scritto tempo prima una lettera molto forte e precisa sul razzismo sempre più diffuso in Italia.

È sempre "colpa" degli anarchici. Ogni bomba, ogni scritto sovversivo, ogni tentativo di rovesciare lo status quo. È sempre stato così, sin dai tempi di Errico Malatesta, anarchico italiano nato a Santa Maria Capua Vetere, cittadina assurta agli onori della cronaca per il trattamento inumano riservato ai detenuti del suo carcere. Siccome la "colpa" è sempre degli anarchici, leggere scritti anarchici, lettere di anarchici, articoli di anarchici è da sempre considerato un atto sovversivo. Ritrovo nella mia biblioteca un piccolo volume ricevuto in regalo ormai quasi venti anni fa, lo avevo già letto, ma lo riapro e lo scorro per ritrovare oggi quel senso di partecipazione ai destini degli ultimi del secolo scorso e di chi ha provato ad alleviare le loro sofferenze.

C'è una voce nella mia testa che mi dice: Roberto, sei un borghese, lascia stare. Non ci provare proprio a immergerti in questo mare. Ormai non hai più l'età e hai paura. Paura che ti si dica che non hai patenti per parlare anche di questo. Ma credo che non ci si debba far paralizzare dalla paura; al massimo arriverà chi potrà dirmi: non sei mai stato un anarchico, quindi taci. Poco male. O chi mi dirà: tu non hai vissuto come Malatesta, quindi taci. Vero, non sono mai stato anarchico e non ho mai vissuto le grandi privazioni di Malatesta, che rinunciò ai suoi beni per poter essere esattamente come la classe operaia ai cui destini si interessava. Però questa volta non mi farò spaventare e vi dirò ciò che voglio dirvi.

"Ai tempi di Crispi, quando i "patrioti" d'Italia e di Francia facevano a gara nel soffiar l'odio tra i due paesi, una notte passando sul ponte di S. Michele a Parigi fui affrontato in atto minaccioso da un uomo alquanto avvinazzato, il quale, avendo riconosciuto in me un italiano, mi gridò sul muso: "Viva la Francia!". "Sì, amico mio - rispose Malatesta -, viva la Francia, ma viva anche l'Italia e vivano tutte le nazioni del mondo, o piuttosto gli uomini giusti e buoni di tutti i paesi". Malatesta iniziò a discutere con il nazionalista francese, gli chiese se fosse soddisfatto della vita che faceva, e scoprì che l'uomo era un povero operaio che beveva per dimenticare la sua misera condizione. Ammise che quando diceva "Viva la Francia!" lo faceva perché imbeccato dalla propaganda, ma che nemmeno lui era contento di come andavano le cose. Lui e Malatesta convennero che, molto probabilmente, "la Francia degna di essere amata era quella dei lavoratori, dei pensatori, degli artisti, a differenza di quella dei politicanti e degli sfruttatori la quale meritava di essere combattuta e abbattuta, e che il miglior modo di amare i francesi era quello di volerli non nemici ma fratelli dei lavoratori di tutto il resto del mondo".

Cosa c'entra tutto questo con la foto che ho scelto questa settimana? Per me c'entra. La foto che ho scelto ritrae Seid Visin, giovane talento del calcio che si è tolto la vita. Il ragazzo che vedete è sorridente e bellissimo, pare un attore - tra i suoi tanti talenti dicono fosse bravo a recitare - o un ragazzo degli Anni 60 e 70, un attivista dall'aria sfrontata, un trascinatore che lotta per i diritti dei neri. Sto fantasticando... Seid è stato schiacciato da un cambiamento di rotta ingiustificato, un cambiamento ignorante e violento, violento nelle parole e nei gesti: schiacciato da una violenza senza scopo. Dopo la sua morte è stata diffusa una sua lettera di qualche anno prima in cui Seid raccontava di come l'Italia fosse cambiata negli ultimi tempi, della pressione che sentiva addosso per avere la pelle nera.

Senza girarci troppo attorno, sappiamo bene quali forze politiche siano direttamente responsabili di questo clima fetido, e quali i complici, anche se nascondono la testa sotto la sabbia. E ora immagino vogliate sapere cosa c'entra Malatesta. C'entra perché Malatesta, con ogni suo scritto, dimostra la potenza dirompente della parola, una parola che porta pace, che placa gli animi, che li dispone all'amicizia e li allontana dal prendere le armi, dall'usare violenza. Ma come - qualcuno dirà - davvero è esistito un anarchico di questa pasta? No, rispondo io, ne sono esistiti e ne esistono a centinaia. Leggete Malatesta, studiate la sua vita, vi sarà di grande aiuto. Il testo citato è del 1921, è intitolato L'amor di patria, pubblicato su Umanità Nova. Io l'ho letto in Errico Malatesta. Autobiografia mai scritta, Edizioni Spartaco (editore di Santa Maria Capua Vetere).