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di Dario del Porto

La Repubblica, 7 gennaio 2022

Ora serve la querela per furti, lesioni e altri reati. La procuratrice reggente Volpe firma la direttiva con le disposizioni per tutelare le persone offese. Cervo (Anm): “Si rischiano sacche di impunità”.

“Abbiamo trascorso gli ultimi giorni a controllare i nostri fascicoli per verificare se avevamo misure cautelari in atto”, dice Paola Cervo, giudice in Corte di Appello a Napoli e componente del “parlamentino” nazionale dell’Associazione magistrati. Negli uffici giudiziari il 2023 è iniziato con lo sprint per evitare che una delle disposizioni della riforma Cartabia della giustizia penale, che rende perseguibili non più d’ufficio bensì solo a querela di parte alcuni reati come la stragrande maggioranza dei furti, si trasformi nella sostanziale impunità per migliaia di procedimenti e nella scarcerazione di un centinaio di detenuti: la sola Procura di Napoli ha calcolato 2800 fascicoli interessati dalla riforma, numero che va almeno raddoppiato calcolando i casi già a giudizio in primo o in secondo grado.

La procuratrice reggente Rosa Volpe ha firmato un’articolata direttiva che detta le strategie dell’ufficio inquirente su tutti i profili della riforma. Il primo paragrafo è dedicato proprio alla “previsione della procedibilità a querela per talune ipotesi di reato”: oltre ai furti (ad eccezione degli scippi e di quelli in abitazione e di altre fattispecie meno diffuse) nell’elenco figurano violenza privata, violazione di domicilio, lesioni personali stradali e non, truffa, frode informatica, sequestro di persona, violazione di domicilio. La disposizione è retroattiva: senza querela, l’inchiesta o il processo non potranno andare avanti. Per i fascicoli con detenuti tocca all’autorità giudiziaria avvisare entro il 18 gennaio la vittima del reato per consentirle di querelare formalmente. Dove non ci sono misure cautelari in corso, invece, non è previsto alcun obbligo di comunicazione e tocca alla persona offesa, entro il 30 marzo, prendere l’iniziativa ed eventualmente sporgere querela, altrimenti scatta l’archiviazione per “improcedibilità”.

Afferma la giudice Cervo: “Il legislatore ha la piena autonomia nella scelta dei reati da perseguire d’ufficio e noi, come magistrati, siamo tenuti a prendere atto delle sue determinazioni e ad applicarle. Però possiamo fare alcune riflessioni: la retroattività di questa modifica comporta una sorta di disparità di trattamento delle vittime a seconda che nel fascicolo sia con misure cautelari in atto oppure con indagati ignoti o a piede libero. Il reato è lo stesso, il fatto che si intende sanzionare pure, ma nel primo caso si chiede all’autorità giudiziaria di sollecitare la querela, mentre nel secondo l’onere è interamente sulle spalle della persona offesa”.

Un dato, quest’ultimo preso in considerazione anche dalla procuratrice Volpe che ha deciso di prevedere, nella direttiva pubblicata anche on line sul sito dell’ufficio, un’ulteriore tutela per le vittime dei reati ora non più perseguibili d’ufficio: “ Anche in assenza di misure cautelari in atto - scrive la reggente della Procura - se la persona offesa non ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato” dovrà essere informata dalla polizia giudiziaria della possibilità “ di esercitare il diritto di querela” e così anche in tutti i casi in cui “il pm non abbia ancora assunto la direzione delle indagini”.

La giudice Cervo invita a riflettere anche su un altro aspetto: “Il rischio è che le nuove norme possano creare sacche di insicurezza: la procedibilità a querela espone la vittima del reato. È vero, parliamo di fattispecie che possono apparire di scarsa rilevanza che però spesso hanno un impatto significativo sulla vita quotidiana. Siamo proprio sicuri, tanto per fare un esempio, che un’anziana minacciata dal vicino di casa avrà poi la determinazione, per non dire il coraggio, di mettere nero su bianco la querela? Inoltre - aggiunge la magistrata - ci sono casi nei quali è difficile raggiungere la persona offesa: pensiamo al furto commesso ai danni di un turista al quale viene sfilato il portafogli su un bus o in metro: se non si riesce a identificare subito, magari perché è ripartito poco dopo, quel reato è destinato, nove volte su dieci, a restare impunito”.