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di Leonardo Fiorentini

fuoriluogo.it, 10 giugno 2026

Le carceri italiane raggiungono il record dell’ultimo decennio: quasi 65 mila detenuti, affollamento al 139% e 30 bambini reclusi con le madri. Le carceri italiane continuano a riempirsi. I dati aggiornati al 31 maggio 2026 diffusi dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e rilanciati dal Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio, Stefano Anastasia, fotografano una situazione sempre più vicina al collasso: le persone detenute sono ormai 64.741, il numero più alto registrato nell’ultimo decennio.

“Questo dato conferma un trend di crescita senza soluzione di continuità”, denuncia Anastasia. Rispetto alla fine di aprile si contano altre 232 persone in più dietro le sbarre, un incremento che porta il sistema penitenziario italiano ai livelli più elevati degli ultimi dieci anni. Il tasso di affollamento nazionale si attesta ormai stabilmente al 139%. In altre parole, per ogni cento posti disponibili nelle carceri italiane sono rinchiuse 139 persone. Una condizione che rende sempre più difficile garantire condizioni di vita dignitose, accesso alle cure, attività trattamentali e percorsi di reinserimento sociale.

La situazione appare ancora più grave nel Lazio, dove il tasso di affollamento raggiunge il 143%, con punte che sfiorano livelli insostenibili. Nel carcere di Latina, ad esempio, si arriva al 200% della capienza regolamentare. A crescere sono anche le presenze negli Istituti Penali per i Minorenni, che raggiungono la cifra record di 1.969 ragazzi e ragazze detenuti. Un dato che conferma gli effetti delle recenti politiche penali e delle modifiche introdotte nel sistema della giustizia minorile, che hanno ampliato il ricorso alla detenzione.

Tra i numeri più inquietanti vi è poi quello dei bambini che vivono in carcere con le loro madri. Al 31 maggio erano 30, contro i 26 registrati a marzo. “Risulta in aumento anche il numero dei bambini rinchiusi in carcere con le loro madri”, osserva Anastasia, “a testimonianza di una criticità che continua ad aggravarsi”. Dietro questa cifra apparentemente contenuta si nasconde una realtà che continua a interrogare la coscienza del Paese: decine di bambini trascorrono i primi mesi o anni della propria vita in un ambiente pensato per la custodia e la punizione, non certo per la crescita e lo sviluppo.

L’allarme lanciato dal Garante del Lazio conferma un quadro già noto da tempo. “Il quadro complessivo che emerge conferma un ulteriore peggioramento delle condizioni di detenzione in Italia”, afferma Anastasia, “dove all’incremento della popolazione detenuta corrisponde una cronica carenza di risorse e spazi adeguati”. Parole che descrivono efficacemente il fallimento delle politiche adottate negli ultimi anni. Mentre il dibattito pubblico continua spesso a essere dominato da pulsioni securitarie e richieste di nuove pene, la realtà delle carceri italiane racconta una storia diversa: quella di un sistema sempre più affollato, più costoso e meno capace di garantire sicurezza, diritti e reinserimento sociale.

Di fronte a questi numeri appare evidente l’insufficienza delle risposte fondate esclusivamente sull’espansione della capacità detentiva. La storia recente insegna che costruire nuovi posti letto non risolve il problema se continua ad aumentare il ricorso al carcere. Servono invece misure alternative, un maggiore utilizzo dell’esecuzione penale esterna, una riduzione della custodia cautelare e una politica penale finalmente orientata alla riduzione della popolazione detenuta anziché al suo costante aumento.