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di Luisa Adani

 

Corriere della Sera, 10 giugno 2019

 

Il ritratto della professione secondo il Censis: note dolenti sul reddito (uguale a 20 anni fa), anche per i giovani. Le nuove norme. Avvocati, il vecchio fascino (ormai discreto) di una professione che si contrae nei numeri, si ridimensiona nettamente nei guadagni, cambia pelle e prospettive; una professione in cui le donne sono sempre di più (se il trend prosegue sorpasseranno presto i colleghi), ma guadagnano il 6o% in meno; e dove i giovani faticano a raggiungere una serenità economica.

È l'identikit che emerge dal rapporto 2018 commissionato dalla Cassa forense al Censis. Gli iscritti all'Ordine nel 2017 erano 242.796, con un decremento rispetto all'anno precedente dello 0,45%, ma il trend è continuo da vent'anni. Nel 47,8% dei casi si tratta di avvocate. In pratica abbiamo 4 avvocati ogni mille abitanti ma con un'ampia forbice: si va da 1,4 in Val d'Aosta a 6,8 in Calabria.

Note dolenti sui redditi. Negli anni i guadagni si sono progressivamente ridotti, tanto che il reddito medio degli iscritti alla Cassa Forense del 2015 è praticamente uguale a quello di vent'anni fa: il potere d'acquisto in vent'anni è quindi diminuito del 29%.

La situazione risulta solo un po' meno drammatica se si considera la totalità degli iscritti all'Albo. In questo caso la perdita stimata del potere di acquisto scende al 15%. Secondo i dati della Cassa nazionale, il reddito a inizio carriera è intorno ai diecimila euro all'anno, il dato medio indipendentemente dall'età è di 38.437 euro, il più alto è in Lombardia (67.382 euro in media) il più basso in Calabria (17.587 euro).

La carriera economica non è rapida e infatti il reddito superiore alla media si raggiunge a 40 anni, 55 se si è una donna. Il punto di svolta arriva, indipendentemente dal sesso, a 45 anni, momento in cui si passa dai 29 mila euro all'anno ai 40 mila euro.