di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 6 dicembre 2021
Il dramma di Mario, che ha avuto il via libera del Tribunale per il suicidio assistito ma tutto è fermo perché l'Azienda sanitaria, nonostante le diffide, tace. L'ultimo passo. Dopo tanta strada e fatica manca soltanto un pezzetto piccolissimo del percorso. Ma è tutto fermo di nuovo, incredibilmente. Una casella avanti, due indietro, tre turni di stop... un drammatico gioco dell'oca che ha come punto di partenza tre domande. Esiste in Italia una legge che rende possibile il suicidio medicalmente assistito a certe condizioni? La risposta è sì. È stato verificato che la situazione psicofisica di Mario (tetraplegico da 11 anni) rientri in quelle condizioni? La risposta è ancora una volta sì. Il Comitato etico ha dato il suo assenso per procedere? La risposta è sempre sì. Ora, quindi, per arrivare alla casella del traguardo servirebbe quell'ultimo passo, e cioè pronunciarsi sul tipo di farmaco letale che sarà utilizzato e sulle modalità dell'autosomministrazione. Dovrebbe farlo l'Azienda sanitaria a cui Mario fa riferimento, la Asur Marche, e questo non l'ha deciso lui ma l'ha ordinato il tribunale di Ancona il 9 giugno scorso. Ma la Asur è ferma. Nessuna mossa.
L'ordine del tribunale è ignorato, gli apparati statali fanno sapere che osservano ("monitoriamo") ma non intervengono. E nessuno che provi a mettersi nei panni di lui, del povero Mario, immobile e sempre più sofferente a contare le ore, più lente che mai dal 27 agosto 2020. Quel giorno decise di non andare in Svizzera a morire (come stava per fare) ma di far valere a casa sua il diritto al suicidio assistito deciso dalla Corte costituzionale nel 2019 (a certe condizioni, appunto). Ci è riuscito: lui è il primo italiano al quale è stato riconosciuto - ed è una decisione storica - l'accesso alla dolce morte. Peccato che tutto questo, al momento, non valga nulla. Se l'Asur non si esprime sul farmaco è tutto inutile. Zero. L'Associazione Coscioni, a cui Mario si è legato, ha mandato l'altro giorno l'ennesima diffida all'Azienda sanitaria perché si pronunci "in tempi brevissimi". Esito? Il nulla. "State calpestando un mio diritto, mi state torturando" dice la lettera di Mario che il Corriere ha pubblicato due giorni fa. "Ora basta, chi deve si prenda le sue responsabilità". Silenzio. Non una parola per spiegare, concedere, dissentire. Niente. Chi sta tirando il freno? È una questione di politica? Di religione? Mario, che non ha né tempo né voglia di farsi altre domande, indica la via a chi deve decidere quest'ultimo passo: "Venite a casa mia, statemi accanto una settimana, e capirete".









