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di Danilo Taino

Corriere della Sera, 9 giugno 2022

Uno studio di Our World in Data - l’organizzazione legata all’università di Oxford - ha messo in prospettiva storica l’uso dei terreni per fini agricoli e di allevamento e la loro produzione. Il primo dato di fatto, poco conosciuto, è che, dopo millenni di crescita, la superficie di terra coltivata o usata a pascolo ha da qualche anno iniziato a ridursi.

Tristemente, si torna a parlare del rischio di carestie. Come spesso nella storia, provocate da una guerra, questa volta dall’invasione russa dell’Ucraina. Sono la politica di potenza e l’aggressività di alcuni Stati a provocare la penuria di cibo e la fame nei Paesi più poveri: diversamente, l’umanità, lasciata libera di fare i propri affari, se la caverebbe abbastanza bene. Uno studio di Our World in Data - l’organizzazione legata all’università di Oxford - ha messo in prospettiva storica l’uso dei terreni per fini agricoli e di allevamento e la loro produzione. Il primo dato di fatto, poco conosciuto, è che, dopo millenni di crescita, la superficie di terra coltivata o usata a pascolo ha da qualche anno iniziato a ridursi. Misurare l’estensione di terre coltivate e usate per allevamento non è facile.

Our World in Data presenta tre studi che divergono nelle quantità ma arrivano alla stessa conclusione. La Fao (Food and Drug Administration dell’Onu) indica che il picco di terreno usato è stato raggiunto attorno al 2000 a 4,88 miliardi di ettari, mentre al 2019 la superficie si è ridotta a 4,78 miliardi di ettari. Fino al secolo scorso, non era mai calata e dopo avere superato il miliardo di ettari attorno al 1720 era cresciuta velocemente. Un secondo studio, Hyde, calcola anch’esso che il picco sia arrivato nel 2000, a 4,95 miliardi di ettari, e che da allora siamo sostanzialmente su un plateau. Il terzo studio, Taylor and Rising del 2021, mette la massima espansione al 1990, a 4,28 miliardi di ettari, e da allora registra un calo, a 4,20 miliardi di ettari nel 2010.

Se si considera che dalla fine dell’era glaciale l’estendersi di agricoltura e pascolo ha ridotto di un terzo le foreste della Terra, con un grande costo in termini di biodiversità, si nota come la svolta millenaria in corso possa essere rilevante. Non è niente di consolidato, ci sono Paesi dove i terreni agricoli crescono ancora, i pascoli si riducono più delle aree coltivate, i cambiamenti del clima confondono le tendenze. Ma il dato straordinario è che la produzione agricola globale continua a crescere nonostante il minore uso di terreni: ha superato i tremila miliardi di dollari attorno al 2008 e oggi si avvia a toccare i quattromila miliardi. E cresce anche in volume. Sono tendenze positive per l’ambiente e non sono numeri da carestia. Se non fosse per Vladimir Putin.