Ristretti Orizzonti, 22 aprile 2023
Un appello delle persone detenute della redazione di Ristretti Orizzonti. Sono passati più di tre anni da uno dei momenti più tragici della vita delle carceri, quando, a causa della pandemia, la chiusura sia alle visite dei parenti, che all’ingresso della “società civile” si era trasformata in una tragedia con rivolte, morti, desolazione. Ma per fermare quelle rivolte, avvenute principalmente per la paura di noi detenuti di essere lasciati soli, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria aveva invitato tutti i Direttori degli istituti di pena a incrementare quanto più possibile i colloqui telefonici con i nostri famigliari. Così in molte carceri da allora abbiamo potuto effettuare più telefonate, fino a una telefonata al giorno di dieci minuti.
Inoltre, i colloqui in presenza sono stati sostituiti con la videochiamata, così da permetterci di mantenere i contatti, anche visivi, con le nostre famiglie. Prima della pandemia ci era consentita una telefonata alla settimana - sempre di dieci minuti - e sei ore di colloquio visivo al mese. Sei ore al mese fanno tre giorni all’anno, tre miseri giorni da dedicare alle nostre famiglie. A Padova però le telefonate erano due a settimana, grazie alla disponibilità dei direttori che si sono succeduti alla guida della Casa di Reclusione a usare la loro discrezionalità per autorizzare una telefonata in più a settimana, in considerazione della situazione di particolare difficoltà in cui si trovavano le persone detenute anche prima del Covid: basta pensare al sovraffollamento, alla mancanza di personale, ai suicidi, agli atti di autolesionismo.
Ora, pare che la cessata emergenza pandemia stia portando a una “normalizzazione” da parte dell’amministrazione, con il ritorno alla telefonata settimanale per larga parte delle persone detenute. Per tre anni non si sono verificati problemi legati alla sicurezza, anzi, la telefonata giornaliera ha rasserenato gli animi e avvicinato più che mai le famiglie; inoltre non c’è stato nessun aggravio di spesa per l’amministrazione penitenziaria, perché le telefonate sono a carico delle persone detenute, come del resto sono sempre state anche quando erano una sola alla settimana. E quanto al personale, poco e affaticato dalle tensioni e da un clima di sfiducia e ansia, dalle telefonate in più per le persone detenute ha solo da guadagnare un po’ di serenità in un lavoro certamente non facile. Ci chiediamo allora per quale motivo si vuole far ripiombare nella solitudine e nella disperazione noi detenuti e le nostre famiglie, e questo nonostante nelle prigioni italiane solo nell’anno 2022 si siano registrati 84 suicidi, in larga parte dovuti alla solitudine e alla paura dell’abbandono.
Di fronte alla drammatica EMERGENZA dei suicidi, di fronte alla sofferenza delle nostre famiglie, che sarebbero costrette a “regredire” ai miserabili dieci minuti di telefonata a settimana, vogliamo sperare che il direttore della Casa di reclusione di Padova, che già prima del Covid concedeva una telefonata in più a settimana, non riduca il numero delle telefonate, e anzi si faccia garante per le persone detenute, e inviti anche i suoi colleghi a farlo, di quella che la Corte Costituzionale, nell’ordinanza N.162/2010, definisce la “progressività che ispira il percorso rieducativo del detenuto e che è tutelata e garantita dall’art. 27 della Costituzione, attraverso la previsione della finalità rieducativa della pena”. Non ci può essere progressività né, quindi, il rispetto della Costituzione se si interrompono le telefonate e si privano le famiglie di questo forte, importante legame con i loro cari.










