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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 30 maggio 2025

Il report restituisce l’immagine desolante di una condizione detentiva sempre più lontana dalle regole democratiche. Dopo 95 istituti penitenziari visitati nel corso del 2024, l’Osservatorio Antigone può ben testimoniarlo direttamente: detenuti agenti e operatori sono “Senza respiro”. È il titolo, appunto, dell’ultimo Rapporto sulle carceri nel quale l’associazione può facilmente prevedere che con il Decreto Sicurezza - tramite il quale il codice penale accresce il potenziale punitivo di 486 anni di prigione - il sistema penitenziario è “a rischio deflagrazione”. Tanto più per via del nuovo reato di rivolta penitenziaria che si determina anche con la resistenza passiva, e prevede “pene altissime, superiori nel massimo edittale anche ai maltrattamenti in famiglia”. Tanto che, calcola Antigone prendendo in esame i circa “1.500 episodi di protesta collettiva non violenta verificatesi solo nel 2024”, sono “in arrivo 24.000 anni di carcere” per chi dissente.

Dal penitenziario più grande, quello di Poggioreale a Napoli con i suoi 2.031 reclusi nel giorno della visita, fino all’istituto più piccolo, quello a Custodia Attenuata per Madri (Icam) di Lauro “che ospitava in quel momento 5 mamme con 5 bambini”, dalle carceri per adulti agli Ipm per minori, dalle sezioni ad Alta sicurezza dove sono rinchiusi anche i detenuti sottoposti al regime di 41 bis fino ai reparti di isolamento, il report restituisce l’immagine desolante di una condizione detentiva sempre più lontana dalle regole democratiche.

“In arrivo 24.000 anni di reclusione per chi protesta” con il nuovo reato di rivolta - A cominciare dagli spazi: 46.780 posti effettivamente disponibili (in diminuzione rispetto al 2023) erano occupati il 30 aprile 2025 da 62.445 persone, con un tasso medio di affollamento di almeno il 133%. “In due anni la capienza effettiva è calata di 900 posti, mentre le presenze sono aumentate di oltre 5.000 unità”. I detenuti infatti “crescono di circa 300 unità ogni due mesi”. Non raramente (in 30 istituti) lo spazio a disposizione di ciascun recluso era minore di quello minimo (3 mq) richiesto dalla Cedu. In alcuni casi le celle erano senza riscaldamento o senza acqua calda.

Ora, ragiona Antigone, per contrastare il sovraffollamento bisognerebbe “costruire sei carceri l’anno per un costo di circa 180 milioni di euro, senza contare il personale”. E i nuovi padiglioni prefabbricati in arrivo? “Sovraffollati giù dal progetto”. Il tutto mentre “i tassi di criminalità sono in calo”, in particolare “diminuiscono in modo significativo gli omicidi volontari, anche di donne”, e resta invariato il numero di reati contro il patrimonio, quello più commesso.

Il carcere è la misura cautelare più usata, in particolare per gli stranieri, anche se il ricorso alla carcerazione preventiva continua a calare, in linea con il trend degli ultimi anni (“i detenuti con sentenza passata in giudicato, che erano il 71,7% alla fine del 2023, sono saliti al 73,5% alla fine del 2024”). Nel “12% dei casi il recluso non sarà condannato”. La maggior parte dei definitivi (51,2%) ha meno di tre anni da scontare e quasi 10 mila persone hanno condanne inferiore ai tre anni (“soggetti fragili, spesso senza avvocato e plurirecidivi”). Gli stranieri sono “il 31,6%, in diminuzione rispetto al 37,5% del 2007”. Ve ne sono in particolare in Lombardia e Lazio, e sono sempre più giovani.

E infatti con i 611 minori reclusi in totale (oltre agli altri 189 appena maggiorenni trasferiti in carceri per adulti), anche gli Ipm sono in sofferenza: sovraffollati ben 9 Istituti su 17. “Una situazione mai vista”, sintetizza Antigone rimarcando l’abuso di psicofarmaci che li caratterizza. Al Beccaria di Milano e a Cagliari il tasso di affollamento è del 150%. Nel complesso, la metà è composta da minori stranieri non accompagnati.

E il governo che fa? Trova una soluzione “inedita e inaudita”, che “non tiene conto dell’interesse superiore del ragazzo”, come nel caso della Dozza a Bologna dove una sezione del carcere per adulti è stato trasformato in Ipm. Sia chiaro, a certificare che non esiste alcuna emergenza per la criminalità minorile è lo stesso Ministero della Giustizia che nel presentare i dati assicura: “Il fenomeno appare sostanzialmente stabile o in lieve diminuzione”, “le gang giovanili non appaiono in aumento”.

Attualmente sono 11 i bambini detenuti con le loro madri negli Icam. E, “col decreto Sicurezza saranno di più e potranno essere sottratti alle madri”. I suicidi, l’altra grande piaga: nel 2024 sono stati 91, mai così tanti. “In carcere ci si leva la vita ben 25 volte in più rispetto alla società esterna” e “in Italia il tasso di suicidi in carcere è oltre il doppio della media europea”. Gli agenti sono pochi (“più o meno 1 ogni 2 detenuti”) e distribuiti in modo disomogeneo. Mancano poi 93 direttori e una marea di operatori. E mancano i fondi. Perché, malgrado i tanti annunci, “gli investimenti destinati all’amministrazione penitenziaria risultano costanti nel tempo”.