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di Walter Veltroni

Corriere della Sera, 9 novembre 2025

Destra e sinistra devono capire che sono necessarie politiche sociali di lotta a ogni forma di emarginazione e disagio. La sequenza impressionante di fatti di cronaca avvenuti in queste settimane, ultimi l’accoltellamento della donna a Milano e la tortura inflitta da parte di coetanei a un ragazzo in condizioni di disagio, hanno riproposto la questione sicurezza come centrale nell’agenda pubblica. Forse si potrebbe cercare di affrontarla senza il rimpallo infantile delle responsabilità, il gioco pavlovianamente eseguito a turno dalle forze politiche a seconda che siano al governo o all’opposizione, il modo infantile con il quale è facile riempire gli odiosi “pastoni” dei telegiornali, tutta una geremiade di “È colpa tua, no, è colpa tua.”

I dati responsabilmente pubblicati dal Ministero degli interni hanno ispirato al Sole 24 Ore il seguente titolo: “Criminalità. Più furti, rapine, droga: colpite le grandi città. Criminalità aumentano i reati di strada, più denunce per violenze.” Carta canta. E poi c’è quella che viene chiamata, con sdegno aristocratico, semplice “percezione”, come a dire che è un’illusione, una baggianata fondata su un complotto plutogiudaicomassonico oppure ordito dalla destra in agguato.

La percezione è la sicurezza. Se una ragazza non si sente di uscire di casa la sera o un anziano ha paura di prendere la metropolitana già questo altera i comportamenti e quindi limita le libertà. Non ci vuole tanto a capirlo. La sicurezza non è un problema di muscoli o peggio l’idea del difendersi da soli o di diffondere armi di difesa personale.

In democrazia è lo stato che difende i cittadini, che li fa sentire sicuri, che ne garantisce l’integrità personale e la piena disponibilità di spazi urbani. Ma non si può neanche rinviare la soluzione del problema a quando il mondo sarà più uguale e giusto mettendo solo l’accento sul necessario riscatto sociale di aree o persone che sono segnate dal disagio.

La percezione conta, i reati aumentano, lo Stato non ha una strategia. Non il governo, non solo, ma tutta la comunità. Faccio un esempio, un tema del quale non si parla più, come se si avesse paura di farlo. Siamo consapevoli della quantità assurda, enorme, di droga che circola in Italia, in tutti gli strati sociali, dall’emarginato al professionista? Mi colpisce che i più spaventosi incidenti stradali, spesso pedoni uccisi per la sola colpa di camminare su un marciapiede, siano sempre accompagnati dall’accertamento della alterazione del responsabile, spesso sotto l’effetto di cocaina, evidentemente diffusa ad ogni latitudine. Possibile che si accetti come normale che grandi quartieri periferici delle città siano ormai sequestrati dai trafficanti che li considerano cosa propria e mettono agli ingressi le vedette per segnalare l’arrivo di intrusi, nel loro caso le persone oneste? Fanno quello che dovrebbe fare, a parti rovesciate, lo Stato.

E in quel caso non va solidarmente sostenuto uno Stato che eserciti la forza per ripristinare legalità e vivibilità? Non si può applaudire l’arresto di Totò Riina e poi accettare che il traffico dei suoi emuli continui imperterrito. Lo dico erga omnes. Non si dica, perché non è vero, che il problema sono solo gli immigrati. Per esempio i due casi che ho segnalato in testa a questo articolo riguardano delitti compiuti da persone nate sul nostro territorio. Ma certamente esiste un problema di integrazione e di responsabilizzazione di chi mette piede sul territorio italiano. Più la nostra comunità si aprirà e diventerà davvero multiculturale e più sicuri saremo tutti. Non solo perché è eticamente giusto, tanto più per un paese di emigranti, ma perché abbiamo bisogno degli immigrati per tenere aperte le nostre scuole, per pagare le pensioni a chi, per fortuna, vive più di prima. Qui sì, c’è bisogno di un grande lavoro sociale che unisca l’accoglienza e la fermezza. Niente mai può giustificare comportamenti lesivi della sicurezza altrui.

Niente, mai. Quello che voglio dire è che sbaglia la destra a negare il problema o a scaricarlo tutto sugli immigrati o sui sindaci che, si dovrebbe sapere, non hanno responsabilità di ordine pubblico, oppure a cercare la semplificazione di inefficaci e pericolose derive securitarie. La destra è da tre anni alla guida del Paese. E, come chiedevano gridando quando erano all’opposizione a chi governava, devono rispondere dell’aumento dell’insicurezza reale e percepita che, come abbiamo motivato, sono poi la stessa cosa.

Ma sbaglia la sinistra, l’ho scritto più volte, a sottovalutare o persino ignorare il tema sicurezza. Non solo perché su questo potrebbe mettere alle corde il governo ma perché, facendolo, viene meno al suo storico dovere fondamentale: la difesa dei più deboli. Se in un quartiere popolare le persone pensano sia pericoloso uscire di casa, se una ragazza si sente minacciata in una strada buia o un anziano ha paura degli altri, sarà un problema o no per quella cosa che, chiamandosi sinistra, è nata per tutelare chi ha di meno, socialmente e in termini di diritti?

È chiaro che i ragazzini di quindici anni che torturano un coetaneo perché è più debole sono, in primo luogo, un problema sociale, formativo, e non sarà un bastone più duro dal punto di vista legislativo a risolverlo. Ma se una ragazza viene aggredita su un treno o se la droga viene diffusa a cielo aperto sarà anche il caso di rafforzare la presenza e l’organizzazione delle forze dell’ordine? O la sinistra vuole dire, a chi è preoccupato della incolumità sua o di sua figlia, che la questione è un’altra e che per la sicurezza è meglio si rivolgano a destra?

La sicurezza non è un’esibizione di muscoli. Richiede politiche sociali di lotta a ogni forma di emarginazione e disagio. Politiche che vadano dalla scuola al territorio. Richiede, al tempo stesso, forza determinata nel contrastare le organizzazioni criminali e i singoli atti lesivi dell’integrità della persona. Bisogna essere chiari e onesti: più una società è povera e ingiusta più è violenta, la prevenzione è sempre meglio della repressione. E, infine, in democrazia la sicurezza è la libertà delle persone. La prima libertà.