sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Liana Milella

La Repubblica, 16 maggio 2022

Separazione delle carriere e scelta dei vertici del Csm, ecco perché oggi i magistrati scioperano contro la riforma Cartabia. Oggi i giudici italiani scioperano. L’Associazione nazionale magistrati, il loro sindacato, ha proclamato l’astensione il 30 aprile contro la riforma del Consiglio superiore della magistratura firmata dalla Guardasigilli Marta Cartabia.

Legge finora approvata solo da un ramo del Parlamento, la Camera, e in attesa del voto definitivo del Senato. Ma i contrasti nella maggioranza sono ancora molto forti. C’è una ragione d’urgenza, a luglio deve essere rinnovato l’attuale Csm, dopo 4 anni di permanenza, ma dopo il caso Palamara (giugno 2019) c’è bisogno di una nuova legge elettorale, sollecitata più volte dal presidente Sergio Mattarella, che renda impossibili le intese preventive delle correnti della magistratura.

Da quanto tempo le toghe non scioperavano - Bisogna risalire al 3 giugno 2010 - il premier era Silvio Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano - per trovare un altro sciopero dei giudici. Quello era stato deciso contro una manovra economica che penalizzava le toghe, e quindi la possibilità di fare giustizia. Una curiosità, il presidente dell’Anm che decise per lo sciopero era proprio Luca Palamara, rimosso dalla magistratura nel 2020 per l’inchiesta di Perugia dov’è sotto processo. Il segretario era il pm di Roma Giuseppe Cascini, oggi componente togato del Consiglio superiore.

Solo un passaggio nella carriera da pm a giudice - Ma quali sono le ragioni dello sciopero? Al primo posto c’è lo stop alla possibilità di cambiare “casacca” - da giudice a pm, e viceversa - per quattro volte. La magistratura è una grande famiglia, ma con una profonda divisione interna. Da una parte ci sono i giudici, dall’altra i pubblici ministeri. Oggi sono possibili quattro passaggi. Dopo invece sarà possibile farlo solo una volta, e solo durante i primi dieci anni della carriera. Sarà possibile, invece, in qualsiasi momento, passare al civile. I giudici considerano la nuova regola un grave errore perché passando da una funzione all’altra anche più volte il giudice diventa più a tutto tondo. E comunque solo una legge costituzionale, secondo le toghe, può bloccare il passaggio. E non una legge ordinaria.

Il fascicolo personale di ogni toga - Al secondo posto nella lista delle preoccupazioni c’è il fascicolo personale di ogni magistrato. Come in tutte le professioni, anche i magistrati fanno carriera, secondo regole molto stringenti. A fare le “valutazioni di professionalità” e a decidere i nuovi incarichi, e quindi l’avanzamento in carriera, è il Csm. La riforma della ministra Cartabia ha rivisto e formalizzato in modo rigido l’esistenza, presso lo stesso Csm, di un “fascicolo” per ogni magistrato. Nel quale saranno segnalate anche le “anomalie” nel comportamento della toga, “anomalie” che riguardano espressamente anche le sue decisioni giudiziarie. L’Anm ha parlato di una “pericolosa schedatura” e di un danno anche alle indagini perché il magistrato sarà più prudente nelle decisioni.

Un pm meno libero, stop alle conferenze stampa - Avrete visto mille volte in tv le conferenze stampa nelle procure dopo gli arresti per un’inchiesta. Magistrati e forze di polizie schierati a beneficio delle telecamere. Con la nuova legge tutto questo non potrà più accadere, o sarà drasticamente ridotto. Perché la riforma impone al capo dell’ufficio di rispettare le regole sulla presunzione d’innocenza, approvate nel 2016 in Europa, e recepite in Italia a ottobre scorso. La legge è firmata da Marta Cartabia, ma a battersi per ottenerla è Enrico Costa di Azione. Adesso, con la riforma del Csm, quella legge viene messa in pratica. A decidere tutto sarà il capo dell’ufficio, il procuratore, e non ci sarà più alcuna libertà di aver rapporti con la stampa. I magistrati respingono tutto questo e gridano al bavaglio. Sopratutto perché in futuro al danno si aggiunge la beffa. In quanto, contro la toga che parla e viola la presunzione d’innocenza può scattare anche un illecito disciplinare e quindi un processo contro la toga al Csm.

Gli avvocati votano nei consigli giudiziari - Anche sulla presenza degli avvocati, con tanto di diritto di voto, nei consigli giudiziari, i mini Csm per ogni distretto, i magistrati hanno perso un’altra battaglia storica. E ora contestano la decisione che dà ampio spazio agli avvocati per valutare un magistrato dandogli un punteggio piu o meno ampio. Prima di questa riforma loro potevano contare solo sul “diritto di tribuna”, nessun voto specifico. D’ora in avanti invece potranno farlo.

La legge elettorale per il Csm - È la “madre di tutte le battaglie”. La nuova legge con cui scegliere i futuri componenti togati del Csm. Che saranno 20 anziché gli attuali 16. Una legge che - come ha chiesto il presidente della Repubblica e del Csm Sergio Mattarella - deve impedire accordi sottobanco tra le correnti per pilotare l’elezione di un magistrato. La ministra Cartabia, alla fine, ha scelto un sistema maggioritario binominale con un piccolo correttivo proporzionale che però non soddisfa affatto i magistrati. Che invece chiedevano soprattutto un sistema interamente proporzionale. Che non hanno avuto. E adesso sostengono che la legge sul Csm è tutta contro di loro. Ed è fatta anche questa per normalizzare le toghe e togliere loro tutti gli spazi.