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di Giulia Merlo

Il Domani, 26 maggio 2025

La riforma crea un Csm per i procuratori e il sorteggio rischia di favorire gli uffici maggiori (e i loro capi). I primi sintomi di cambiamento già si sono visti con l’Antimafia e li ha previsti anche Delmastro. Tira un’aria strana dentro la magistratura associata. O meglio un’aria pesante che nasce dalla convinzione che il futuro delle toghe stia per essere ridisegnato e la nuova alba rischi di produrre non certo una scomparsa, ma un riassetto dei poteri. Nessuno, per ora, è disposto a dirlo apertamente, ma il ragionamento corre tra gli uffici giudiziari e muove da due convinzioni. La prima è che la separazione delle carriere verrà approvata - la maggioranza è decisa a portarla in aula l’11 giugno e a correre per approvarla entro la fine dell’anno - e difficilmente il referendum sarà un ostacolo, a meno che su di esso non si riversi un malcontento nei confronti del governo che però ora non si avverte. La seconda è che il sorteggio dei consiglieri togati per i due Csm che si costituiranno inevitabilmente indebolirà fino quasi a rendere ininfluenti i gruppi associativi. Con un effetto: la separazione delle carriere isolerà in modo netto i pm dalla giurisdizione, creando un corpo a se stante e molto più forte di quanto non sia oggi.

Paradossalmente, chi lo ha intuito è stato proprio uno dei fautori della riforma come il sottosegretario Andrea Delmastro, che in un colloquio con il Foglio di qualche mese fa ha detto: “Dare ai pm un proprio Csm è un errore strategico che ci si rivolterà contro. I pm, prima di divorare i politici, andranno a divorare i giudici. L’unica cosa figa della riforma è il sorteggio dei togati al Csm”.

Parole in libertà ma non troppo, secondo fonti bene informate della magistratura. I più preoccupati della separazione, infatti, sono proprio i giudicanti, che da settimane annusano l’aria e hanno già percepito quello che considerano il primo segnale del futuro che verrà: lo scontro tra Csm e i 26 procuratori distrettuali antimafia, capitanati da Giovanni Melillo.

I membri della Dda hanno contestato in una lettera al Consiglio la circolare sull’organizzazione delle procure del luglio scorso, sostenendo che “rallenta gravemente le attività organizzative” e introduce “formali e burocratici adempimenti fini a se stessi”. Non una posizione nuova ma inedita nei toni e resa nota dalla stampa, tanto da far saltare una riunione calendarizzata tra Settima commissione e Dda, che poi si è svolta il 19 maggio.

I super-procuratori - Secondo più fonti della magistratura giudicante, una delle quali è stata anche sull’altro versante della giurisdizione, è un’avvisaglia da interpretare. “Le Dda stanno dicendo una cosa molto chiara: che sono un’istituzione che dialoga alla pari con l’attuale Csm, che ormai è vecchio orpello, in attesa che si crei il Csm della magistratura inquirente. E gli stanno spiegando che le procure sono altro rispetto ai tribunali, e che non intendono gestirle nello stesso modo”, è il ragionamento. Un’alzata di capo che anticipa ciò che accadrà. Ovvero: due Csm, uno dei quali composto da venti pm e l’altro da venti giudici, che siederanno come consiglieri togati e verranno sorteggiati. Con la differenza che - secondo i dati del Csm - il sorteggio per i giudici avverrà tra circa 6.700 toghe, quello per i pm tra 2.200.

Con un esito preciso. Per un calcolo delle probabilità, uno dei sorteggiati sarà estratto tra i 147 pm di Palermo, i 164 di Torino, i 216 di Milano, i 230 di Roma e i 274 di Napoli. Si tratterà di procuratori non legittimati da un voto, dunque in Consiglio per mera casualità e non rappresentativi se non di loro stessi. Questo spegnerà la forza delle correnti, ma la darà a qualcun altro. “A chi chiederanno un parere o peggio il permesso su chi trasferire dove, o su chi promuovere in quale ufficio? Al loro procuratore capo, sotto cui torneranno a lavorare una volta finiti i quattro anni di Csm”, è il timore che si avverte tra i giudicanti.

Anche perché il passaggio da un ruolo all’altro non sarà più possibile e dunque chi nasce pm risponderà solo a quella “filiera”, e viceversa. Per renderlo più esplicito, una corrente di pensiero tra le toghe sostiene che, nel declino dei gruppi associativi, il potere finirà in mano ai capi delle grandi procure. E all’Antimafia, che già ha cominciato a muoversi in autonomia come dimostra lo sgarbo al Csm.

In questo Csm di procuratori, la distanza tra l’organizzazione degli uffici di tribunale e quelli di procura sarà sempre maggiore, con i secondi sempre più gerarchizzati e verticistici sulla figura dei capi. Esattamente ciò che si vuole evitare con la circolare sull’organizzazione delle procure, contestata dai 26 procuratori antimafia. Per una peculiare eterogenesi dei fini, dunque, la riforma Nordio rischia di dare ancora più protagonismo proprio a quelli a cui il governo vorrebbe toglierlo.

Per dirla con l’ex primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, che ha scritto proprio di questo rischio in tempi non sospetti su Giustizia Insieme, “con il distacco del pubblico ministero dal perimetro della cultura della giurisdizione si viene prospettando la costituzione di un secondo e autonomo potere giudiziario, indipendente da ogni altro potere dello Stato”, “con l’effetto collaterale, certamente non auspicato dai promotori dell’iniziativa riformatrice, di legittimare, con l’ulteriore frammentazione dei poteri dello Stato, l’obiettivo rafforzamento, oltre ogni ragionevole limite, della sfera di influenza nel sistema di giustizia dell’organo di accusa”. A questo avrebbe alluso Delmastro, quando ha detto che i pm, prima di mangiare la politica, mangeranno i giudici.

Dentro al governo ma anche in una parte del Csm e in particolare tra i laici, questa visione così apocalittica non è condivisa. L’idea di fondo che filtra dal ministero della Giustizia è che il sorteggio sia l’unico modo per fermare le correnti e la separazione delle carriere il modo per ridurre lo strapotere della magistratura. Quanto allo spauracchio di nuovi super-pm, viene considerato fumo negli occhi: concretamente, il sorteggio disperderà i centri di potere e non ne creerà di nuovi, è l’assicurazione che arriva da via Arenula. Sarà, ma la sensazione sempre più avvertibile, in questa fase di attesa, è che un vecchio mondo stia morendo e quello nuovo non è ancora comparso. E in questo chiaroscuro, si sa, nascono i mostri.