di Emanuela Lauria
La Repubblica, 12 maggio 2024
La premier non vuole andare allo scontro con le toghe prima delle Europee. Ma i forzisti: “Se c’è un rallentamento se ne parli in Consiglio dei ministri”. È la campagna elettorale delle bandiere politiche che rimangono a mezz’asta. Solo bozze di riforme, da discutere come mezzo di propaganda e poi fermare prima dell’approvazione, in questa asfissiante marcatura reciproca fra i partiti della maggioranza che precede le Europee. L’Autonomia cara alla Lega? Si bloccherà alla Camera, per tacito accordo, già scritto da settimane, la prossima settimana, con il rinvio del voto finale. Il premierato? C’è il sì in commissione, al Senato: ma la lettura dell’Aula (la prima delle quattro richieste da parte dei due rami del Parlamento) arriverà dopo il 9 giugno. E ora arriva la grande frenata della riforma della giustizia, nella parte che riguarda la separazione delle carriere: un totem di Forza Italia.
“La faremo ma non so dirvi la data”, dice in sostanza il Guardasigilli Carlo Nordio, additando l’affollamento dei provvedimenti in lista d’attesa sia a Montecitorio che a Palazzo Chigi. Ma era stato lo stesso Nordio, durante un question time alla Camera del 27 maggio, a predire “con quasi certezza” la presentazione della riforma “entro il mese di aprile o al massimo di maggio”. Adesso il ministro non è più in grado di fare una previsione. Il che dà corpo ai sospetti rilanciati prontamente da Italia Viva (“FdI non vuole la separazione delle carriere”, dice Davide Faraone) e Azione: secondo Enrico Costa “questa norma non vedrà mai la luce perché non ci sono le intenzioni e sicuramente mancano i tempi”.
Il calendario del governo, in effetti, è molto fitto: non c’è alcuna convocazione ufficiale, ma da qui al giorno delle Europee dovrebbero svolgersi solo due riunioni del Consiglio dei ministri, il 20 e il 29 maggio. E all’ordine del giorno dovrebbero esserci almeno sei importanti decreti. Il tema vero riguarda il clima politico che, proprio intorno alla giustizia, è divenuto molto caldo dopo gli arresti di Genova. Gli attacchi di Matteo Salvini e di altri ministri alla magistratura trasformerebbero in un ulteriore schiaffo il via libera a una riforma osteggiata dal’Anm. Giorgia Meloni vuole incendiare ancora di più il dibattito?
In questo senso, i toni concilianti di Nordio, ieri a Palermo, sono apparsi un segnale di pace da parte dell’esecutivo. Ma Forza Italia, al momento, non sembra disposta a fare sconti: “La separazione delle carriere è un punto del programma del centrodestra. C’è un impegno a realizzarla, e Nordio risponde anche a noi - dice Paolo Barelli, capogruppo di FI alla Camera - Se c’è un rallentamento, se ne parla in Consiglio dei ministri”. È laconico il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè: “Sono certo che il ministro Nordio, e con lui il governo, non si farà piegare dal primo refolo proveniente da una parte minoritaria della magistratura”.
In questi giorni, d’altronde, il sottosegretario Francesco Paolo Sisto non ha perso un minuto per rassicurare i colleghi sul mantenimento dei patti fra i leader: “II Cdm farà le norme sulla separazione delle carriere”. Ma le cose sembrano cambiate. E sono, anche, gli effetti di una campagna elettorale che mette tutti contro tutti, come è evidente pure dallo scontro sul Superbonus fra Giancarlo Giorgetti e Antonio Tajani, sostenitore di una linea di conservazione - per chi ne può godere in base alla legge - dei benefici dello sconto edilizio. Ma ogni competizione costringe ad aperta propaganda e latenti compromessi, specie in un’atmosfera di nervosismo come quella che pervade la maggioranza per il caso-Toti. Le nuove norme sulla giustizia rischiano di diventare così l’ultimo dei vessilli agitati e ripiegati. Come l’autonomia e il premierato.









