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di Liana Milella

La Repubblica, 2 maggio 2024

Il Guardasigilli evita di presentare il testo prima del congresso di Palermo dell’Anm. Il deputato calendiano Costa: “Basta un emendamento ai testi già presentati alla Camera”. Non è ancora questa la “settimana buona” per portare a palazzo Chigi la separazione delle carriere. Così dicono in via Arenula. Gli uffici stanno studiando, ma non sono ancora pronti. I maligni sostengono che il Guardasigilli Carlo Nordio vuole solo evitare di essere “impallinato” a caldo durante il congresso dell’Anm, in programma la prossima settimana a Palermo e per giunta con la presenza di Sergio Mattarella il giorno dell’apertura. Al ministero fanno spallucce. E spiegano semmai che il ministro, questa settimana, dovrà occuparsi del G7 sulla giustizia a Venezia.

Che i giudici siano già pronti allo scontro durissimo è scontato, come dimostra la presa di posizione dei colleghi europei, e stavolta non è escluso che lo sciopero, tenuto in cassaforte sui test psicoattitudinali visto che entreranno in vigore tra due anni, non diventi attuale davanti a un ddl costituzionale per realizzare l’agognata riforma che Berlusconi non è mai riuscito a portare a casa. Ma ad agitare politicamente le acque è il deputato più attivo sul fronte di una giustizia super garantista. Parliamo di Enrico Costa, responsabile Giustizia di Azione, al lavoro sempre sullo stesso tema, come dimostra il tormentone che scatena su X. E proprio lui è durissimo con Nordio. “Bastava un emendamento” dice a Repubblica, e spiega: “Non c’era alcun bisogno di presentare una legge costituzionale, era sufficiente un emendamento alle quattro proposte che sono già in prima commissione alla Camera sin dall’inizio della legislatura. Io ho presentato la mia il 13 ottobre del 2022, poi sono arrivate quelle di Forza Italia, di Italia viva, della Lega. E poi sono state fatte ben 35 audizioni, lungo l’arco di un intero anno. Il governo se n’è sempre disinteressato”.

Ma non basta. Costa ricorda un altro passaggio delle “promesse” di Nordio: “A marzo dell’anno scorso ha detto che ‘entro l’autunno’ avrebbe presentato una sua proposta. Che non solo non si è mai vista, ma ha prodotto un effetto dilatorio, perché per attenderla abbiamo rallentato i lavori della commissione”. E conclude: “Ora l’annuncia nuovamente e quando arriverà dovrà essere sottoposta alle audizioni, non consentendoci di dare il termine per gli emendamenti”. E chiude: “Dopo un anno e mezzo in cui hanno dormito ora si svegliano con l’unico effetto di rallentare il percorso”. Costa è ovviamente un fan della separazione. Legge costituzionale appunto che divide in due la vita dei magistrati. Al punto che potrebbero esserci anche concorsi distinti, per pm e per giudici, e non più un concorso unico. Due professioni e due vite. E due Csm. E a leggere l’allarme delle toghe europee proprio questi due Csm non avrebbero più alcun potere, ma sarebbero solo quell’organo di “alta amministrazione” che provvede alle nomine non certo casualmente indicato come l’optimum dall’attuale vicepresidente leghista del Csm Fabio Pinelli.

Costa non “perdona” Nordio. Che sulla separazione delle carriere sarebbe andato perfino oltre la sua mossa sulla prescrizione - “anche quella impantanata al Senato” dice Costa - su cui ha presentato un suo testo che è andato a sovrascrivere le proposte parlamentari già esistenti. Due storie sovrapponibili. Solo che stavolta - “e per fortuna” chiosano le toghe - perdere più di un anno di tempo può far perdere il treno della separazione. Tant’è che Costa definisce quella di Nordio “una manovra dilatoria”.

E ripete di continuo che “qui bastava un semplice emendamento”. Sul suo tavolo ecco il nutrito elenco di costituzionalisti, giuristi, magistrati, avvocati che già sono stati auditi dalla commissione Affari costituzionali, tra il 22 febbraio 2023 e lo scorso 30 gennaio, ben 11 mesi che già danno la misura di quanto a lungo sia durato questo dibattito solo in questa legislatura. Se n’era parlato in quella scorsa, a seguito del progetto di legge costituzionale presentato dalle Camere penali. Nell’elenco che Costa agita figurano i nomi più noti di chi in questi anni si è occupato ormai infinite volte della materia ed è stato sentito a Montecitorio.

Tra gli studiosi della Costituzione ecco Gaetano Azzariti, Massimo Luciani, Alfonso Celotto e Massimo Villone. Un giurista come Vincenzo Maiello, ovviamente il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, quello del Consiglio nazionale forense Francesco Greco, nonché Giandomenico Caiazza che era al vertice dell’Unione delle Camere penali. E poi i giuristi, Giorgio Spangher e Giuseppe Di Federico, magistrati come Claudio Castelli, ex presidente della Corte d’Appello di Brescia, Piergiorgio Morosini presidente del tribunale di Palermo, Valerio Savio presidente aggiunto della sezione gip del tribunale di Roma, l’ex procuratore di Torino Armando Spataro, e Beniamino Migliucci, l’ex presidente dell’Ucpi che ha presieduto il Comitato promotore della legge per la separazione delle carriere.

“E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia” diceva il replicante Roy Batty di Blade Runner. E questo teme non solo Costa, ma anche Forza Italia che con Pietro Pittalis, vice presidente della commissione Giustizia e autore della proposta sulla separazione, ha criticato più volte l’idea di Nordio di presentare un suo testo. Che, appunto” rischia “di far perdere solo tempo prezioso”.

Per una riforma che lo stesso Antonio Tajani ha definito più volte “prioritaria”, “il sogno irrealizzato” di Berlusconi. La terza gamba delle riforme strategiche che ogni partito della maggioranza si sta giocando anche in campagna elettorale, premierato per FdI, Autonomia differenziata per la Lega, e la separazione delle carriere per Forza Italia. Ma proprio su quest’ultima ci sarà da fare i conti con le toghe, pronte stavolta ad affrontare una battaglia durissima contro una riforma che, come Santalucia ha detto più volte, non farà risparmiare un solo giorno ai tempi dei processi.