di Liana Milella
La Repubblica, 5 maggio 2024
L’ex procuratore: “Questa legge voluta dalla destra è rancorosa, una colossale impostura che distrugge un modello che tutto il mondo ci invidia”. La separazione delle carriere? “Una colossale impostura”. “Un gigantesco slogan pubblicitario che nasce da un ormai diffuso populismo”. Contro l’Europa che “auspica il passaggio da pm a giudice e viceversa”. Vantaggi? “Assolutamente inesistenti”. Il sorteggio per il Csm? “Sarebbe una vergogna non solo e non tanto per i magistrati, ma per l’intero Paese”. L’ex procuratore di Torino Armando Spataro boccia la riforma, senza se e senza ma.
In tempo d’elezioni la premier si gioca pure la separazione delle carriere. Una toga di lungo corso come lei la giudica un acchiappavoti?
“Lo hanno scritto alcuni commentatori. Ma sono interessato solo ai danni che questa proposta produrrebbe, se approvata, al nostro sistema democratico e giudiziario e, soprattutto, alla tutela delle garanzie dei cittadini”.
Nordio, il ministro magistrato, nega il suo passato e si mette contro gli ex colleghi?
“A dire il vero, non lo ricordo, in passato, attestato su posizioni oggetto di campagne dell’Anm a tutela dell’indipendenza della magistratura. Posso forse ricordare male, ma il problema è l’oggi e il domani, non il passato”. È un fatto che sulla separazione non ci sono distinzioni di destra e sinistra tra i giudici, sono tutti contro. “La ragione è una sola: stiamo parlando di una colossale impostura, una scelta priva di qualsiasi fondamento serio perché basata su argomenti falsi ed errati. L’omogeneità della risposta della magistratura si fonda non sulla difesa di privilegi e di potere, come qualcuno strumentalmente teorizza, ma sulla fedeltà a un modello costituzionale invidiato all’estero e che, grazie alla conseguente indipendenza dei pm, ha consentito eccezionali risultati nel contrasto di terrorismo, mafie, corruzione e ogni altro tipo di grave reato. Perciò servono identiche modalità di accesso al lavoro di giudici e pm, e un’unica formazione che includa l’avvocatura”.
Che effetto le fa l’idea di una riforma come vessillo per un partito del governo, cioè Forza Italia, con il criterio dell’uno a me, uno a te, uno a lui” tra premierato per FdI, carriere per Fi, Autonomia per la Lega?
“Potrei solo dire che, se fosse vero, saremmo di fronte alla riproduzione in peggio, sul versante politico, della logica del tanto giustamente vituperato correntismo dell’Anm”. Se è solo una bandierina non svilisce 10mila toghe italiane? “In effetti è solo una sorta di gigantesco slogan pubblicitario che nasce da un ormai diffuso populismo, alimentato da modalità informative spesso criticabili. Ognuna dica quello che crede ma voglio rammentare le parole di Francesco Saverio Borrelli che, a proposito della tesi secondo cui il giudice sarebbe portato a simpatizzare per le tesi dell’accusatore, parlava di “diffidenze plebee che scorgono ovunque collusioni” auspicando il non “abbandono di una tradizione più che secolare di unità che ha prodotto indiscutibili frutti quali la condivisione della cultura della giurisdizione e la possibilità, transitando da una funzione all’altra, di utilizzare esperienze eterogenee”.
L’Anm europea boccia questa riforma. Andiamo anche contro la Ue?
“Non solo i colleghi europei sono contro la separazione delle carriere ma lo sono anche le più importanti istituzioni. Sorprende, per ignoranza o perché non conviene, che nessuno tra coloro che la sostiene, peraltro parlando a vanvera di altri ordinamenti, ricorda che già in una Raccomandazione del 2000 sul “Ruolo del pm nell’ordinamento penale”, il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa affermava che “gli Stati devono prendere provvedimenti concreti al fine di consentire a una stessa persona di svolgere le funzioni di pm e quelle di giudice, o viceversa…”.
Era già un no alla separazione?
“Certo. Perché dicevano che “la possibilità di “passerelle” tra le due funzioni si basa sulla constatazione della complementarità dei mandati degli uni e degli altri, ma anche sulla similitudine delle garanzie che devono essere offerte in termini di qualifica, di competenza, di statuto”. E adesso - non dimentichiamolo - anche chi svolge funzioni di giudice può chiedere di far parte di Eppo, la neo Procura europea. Mentre l’Europa auspica “passerelle”, in Italia governo e parte dell’avvocatura penale vogliono distruggerle”.
A divisione avvenuta che svantaggi si avrebbero?
“Per i pm, inevitabilmente, si arriverebbe alla sottoposizione alle direttive dell’Esecutivo che, tranne in Portogallo, è la situazione di tutti gli Stati europei dove c’è la separazione delle carriere, nei quali esiste però il giudice Istruttore indipendente, figura in Italia ormai inesistente. Ma la separazione finirebbe con il condizionare il giudice, in quanto al suo esame sarebbero sottoposti unicamente gli affari trattati da un pm che dovrebbe attenersi alle direttive ministeriali o parlamentari. Oggi, per esempio, potrebbe essere prevalente il contrasto dell’immigrazione irregolare o le esigenze dell’economia e del mondo imprenditoriale... Insomma, anche la funzione giurisdizionale in senso stretto ne risulterebbe gravemente vulnerata”.
E i vantaggi?
“Assolutamente inesistenti, nonostante le imposture circolanti”. I tempi della giustizia sarebbero più rapidi? “Non c’è nesso alcuno tra tempi della giustizia e separazione delle carriere. Per una giustizia più veloce, che tutti chiedono, contano, al di là dell’ovvio impegno dei magistrati, la competenza del ministro in ordine a “organizzazione e funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”, come chiede l’articolo 110 della Costituzione, e lo stop di una bulimia legislativa panpenalistica, spesso alimentata da inaccettabili logiche securitarie”. Ai garantisti il governo promette processi più “giusti”… “Il dovere di rispettare le garanzie è proprio di tutti i protagonisti della giustizia, ma evocare il contenuto dell’articolo 111 della Carta e affermare che impone la separazione delle carriere è una delle più gravi suggestioni in circolazione. La terzietà del giudice è già assicurata dall’attuale ordinamento e dal contraddittorio delle parti, in condizione di parità, ed è frutto soprattutto di eguale preparazione delle parti stesse, nell’ambito del processo che deve mirare ad accertare la verità dei fatti”.
Il sorteggio “secco” per eleggere i futuri togati dei due Csm è uno sfregio alle toghe?
“Nel nostro ordinamento la dea bendata si limita a mantenere in alto e allo stesso livello i due piatti che rappresentano il contraddittorio processuale: non le interessa estrarre da uno scatolone tagliandini con i nomi di futuri magistrati. Il Csm dev’essere e rimanere uno solo per l’omogeneità e il tipo di competenze che amministra. Ma va ribadito che, comunque paludato, il sorteggio sarebbe una vergogna non solo e non tanto per i magistrati, ma per l’intero Paese, perché una sua fondamentale istituzione verrebbe composta da membri estratti a sorte”.
L’Alta corte per punire i giudici che sbagliano. Un schiaffo al Csm che oggi li giudica?
“Su questo è ancor più necessario sapere a cosa pensa il governo, a partire dalla designazione dei suoi componenti. Già nel 2022 alcuni senatori del Pd hanno presentato una proposta di legge costituzionale. Si poteva discuterne alcuni passaggi, ma non conteneva certo scelte offensive verso il Csm, viste le previsioni sulle competenze in tema di controllo di suoi atti e provvedimenti disciplinari, nonché di quelli degli organi di autogoverno della magistratura militare, contabile e tributaria. Vi erano poi norme sulla composizione dell’Alta Corte, sulle procedure, sulle controversie in sede di impugnazione. Quella proposta potrebbe forse essere un punto di partenza, ma certo il Csm non può essere in alcun modo ridotto a un organo meramente burocratico”.
Pur in molti anni di governo Berlusconi non era riuscito a far nulla di tutto questo, test psicoanalitici compresi. Oggi accade. Frutto di un Paese contro le toghe?
“Certamente non il Paese, ma solo chi pensa che la magistratura, anziché essere uno dei tre poteri indipendenti su cui si fonda ogni democrazia, sia un ordine sottoposto agli altri due. Certe proposte di legge, come quelle già pendenti in Parlamento in tema di separazione delle carriere, scritte con la tecnica del copia e incolla anche nelle motivazioni, finiscono persino con il far rimpiangere l’era berlusconiana visto che quelle riforme finirono su un binario morto. Ma comunque è ora di dire basta alle riforme rancorose”.










